Appuntamenti

On 14 febbraio 2013, in Senza categoria, by Carlo

Il Dott. Carlo Perricone riceve i suoi pazienti per 

. visite reumatologiche

. ecografie muscolo-scheletriche

. capillaroscopie

presso gli studi

– Via Paolo di Dono, 9, 00142 Roma (EUR), Tel. 06 5034926

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Immagine

– Marilab, Via A. Zambrini, 14, Ostia Lido, Roma, Tel. 06 561951

via zambrini 14 roma – Google Maps

– Marilab, Via di Acilia 71/a, Roma, Tel. 06 5236001

In Breve

Nato a Roma il 19 Aprile 1984. E’ Medico Chirurgo Specialista in Reumatologia, attualmente Dottorando di Ricerca in Scienze Immunologiche, Ematologiche, Reumatologiche presso la Sapienza Università  di Roma, da Novembre del 2012. Ha conseguito con Lode la Laurea Specialistica in Medicina e Chirurgia nel Luglio 2007 presso l’Università  degli Studi di Roma

Tor Vergata e con Lode il diploma di Specializzazione in Reumatologia presso la Sapienza Università di Roma con una tesi dal titolo “Studio di analisi genetica nel lupus eritematoso sistemico: il ruolo di polimorfismi nel gene TRAF3IP2 nel determinare la suscettibilità ed il fenotipo di malattia”. La sua attività  scientifica, volta in particolar modo allo studio del LES e dell’APS con riguardo delle basi genetiche delle malattie autoimmuni sistemiche, delle complicanze ostetrico-ginecologiche in corso di malattia e del ruolo svolto dalle cellule NK e dal sistema del complemento, è documentata da numerose pubblicazioni in

 extenso su prestigiose riviste nazionali ed internazionali di cui è autore e co-autore, e da capitoli in libri e trattati. Inoltre, ha partecipato in qualità di relatore e moderatore a numerosi corsi, seminari e congressi a carattere nazionale ed internazionale.

 

Il XLIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia si è tenuto a Novembre 2012 presso il Mi.Co. di Milano. Anche quest’anno il congresso ha visto la partecipazione dei principali reumatologi italiani che hanno affrontato le differenti tematiche relative alle malattie infiammatorie. Inoltre, numerosi giovani ricercatori hanno avuto la possibilità di condividere i loro lavori, presentando risultati estremamente interessanti. Come ogni anno, il congresso ha consentito ai partecipanti dei vari gruppi di studio di incontrarsi per condividere progetti in corso e proporre nuovi progetti di ricerca da condurre negli anni futuri.

locandinaSIR2012

 

Il congresso SIR si è aperto con una interessante sessione dedicata alle raccomandazioni per il trattamento delle malattie reumatiche, fra le quali l’Artrite Reumatoide, di cui si è occupato  il Prof. Fabrizio Conti, responsabile della nostra Lupus Clinic. In particolare, in questa relazione è stato sottolineato come l’introduzione dei farmaci biologici nell’armamentario terapeutico dell’artrite reumatoide ha determinato un sostanziale miglioramento per i pazienti affetti da questa patologia, in termini di miglioramento del dolore, della sintomatologia permettendo un rallentamento della progressione della malattia. La diffusione dell’impiego di questi farmaci ha reso necessaria l’introduzione di raccomandazioni in grado di garantirne una adeguata prescrizione: in quest’ottica si inseriscono le linee guida pubblicate dalle diverse organizzazioni scientifiche, fra le quali anche quelle pubblicate dalla stessa Società Italiana di Reumatologia.

Grande spazio è stato dato al Lupus Eritematoso Sistemico (LES). Il Prof. Roberto Perricone dell’Università Tor Vergata di Roma ha presentato una relazione su “Complemento e Lupus Eritematoso Sistemico”, nella quale è stato ribadito il ruolo delle proteine del sistema del complemento in numerose malattie autoimmuni, fra le quali il LES. Il rapporto tra complemento e malattie autoimmuni è per certi versi paradossale.  Nel LES il complemento sembra avere un ruolo protettivo rispetto all’insorgenza della malattia: infatti la presenza di bassi livelli, geneticamente determinati di alcuni fattori del complemento si associa ad un maggior rischio di malattia. Tuttavia, è noto che l’attivazione complementare contribuisce nel determinare il danno tissutale nei pazienti con LES, come si evince dalla presenza di depositi di C3, C4 in biopsie tissutali di pazienti affetti.grupposir

La misura dell’attività di malattia in pazienti affetti da LES è stato invece il tema di una interessante relazione presentata dal Prof. Roberto Gerli dell’Università di Perugia. Come emerso negli ultimi anni, la valutazione globale del paziente con LES deve includere numerosi aspetti fra i quali l’attività di malattia, parametro estremamente importante per “fotografare” lo stato dell’attività di malattia in un determinato momento, ma anche di monitorizzare nel tempo eventuali modifiche, ad esempio in risposta all’introduzione di un determinato farmaco. Il Prof. Gerli ha quindi riepilogato in modo attento ed esaustivo tutti gli indici di attività di malattia disponibili e le loro specifiche caratteristiche. In particolare si è sottolineata la necessità di impiegare tali indici non solo in trial per la sperimentazione di nuovi farmaci, ma anche nella pratica clinica per una migliore gestione del paziente.

Come sempre, ampio spazio è stato dato alle nuove terapie che si stanno affacciando nello scenario dei medici che si occupano di LES. Fra le novità più interessanti, il Rituximab, anticorpo monoclonale diretto contro la molecola CD20 espressa dai linfociti B. Questo farmaco, indicato per il trattamento di pazienti con AR, è stato ampiamente utilizzato, come fuori scheda tecnica, anche in pazienti affetti da LES con differenti manifestazioni, con risultati incoraggianti. Grande è l’attesa per l’arrivo del farmaco Belimumab, primo farmaco biologico interamente sviluppato in modo specifico per pazienti affetti da LES. Anticorpo monoclonale che inibisce la molecola stimolatrice dei Linfociti B (BLyS), questo farmaco si è dimostrato efficace e ben tollerato nei pazienti con LES. Proseguono ricerche e nuovi trial di sperimentazione per l’introduzione di nuovi farmaci. Fra questi  segnaliamo un farmaco che inibisce la JAK chinasi I, una molecola coinvolta nella risposta immunitaria in quanto trasmette a livello del nucleo una serie di informazioni provenienti dall’ambiente extracellulare. Sono in corso studi clinici per valutarne l’efficacia e la sicurezza.  crifu

La Lupus  Clinic ha attivamente partecipato al congresso, presentando 6 comunicazioni orali sui diversi aspetti del Lupus Eritematoso Sistemico (LES). Nella sua presentazione dal titolo “Polimorfismi del gene TRAF3PI2 e Lupus Eritematoso  Sistemico: associazione con la malattia e con lo sviluppo di pericardite”, il Dott. Carlo Perricone ha presentato i risultati di uno studio condotto su circa 250 pazienti afferenti alla nostra Lupus Clinic, nel quale ha valutato un aspetto estremamente importante, ovvero il ruolo dei fattori genetici nel determinismo della malattia. In particolare, i risultati di questo studio mostrano come specifiche variazioni a livello del gene TRAF3PI2 siano significativamente più frequenti nei pazienti affetti da LES rispetto ad una popolazione di controllo, costituita da soggetti sani. Questo dato indicherebbe quindi un’associazione fra la suscettibilità per la malattia e specifiche modificazioni geniche. Inoltre, i pazienti che presentavano questa modificazioni genica avevano presentato più frequentemente durante il loro decorso di malattia una specifica manifestazione clinica, ovvero la pericardite. L’interesse suscitato da questo studio è confermato anche dal premio ricevuto dal Dott. Carlo Perricone, per la miglior comunicazione orale. casir

Sempre nell’ambito della patogenesi del LES, lavori presentati dal nostro gruppo hanno focalizzato la loro attenzione sui Toll Like Receptors (TLRs), molecole oggetto di notevole interesse da parte della comunità scientifica internazionale, in quanto considerate importanti mediatori del processo infiammatorio. Nella sua relazione  dal titolo “Un sottogruppo di anticorpi anti-beta2 glicoproteina I cross-reagisce con il toll-like receptor 4 inducendo un fenotipo proinfiammatorio nelle cellule endoteliali e nei monociti”, il Dott. Cristiano Alessandri ha concentrato la sua attenzione su un aspetto estremamente specifico. In particolare, nel suo studio ha dimostrato come gli anticorpi anti-beta2 glicoproteina I, presenti nei pazienti affetti da Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi, potrebbero essere in grado di interagire con il TLR4, determinando l’attivazione di alcune cellule, direttamente coinvolte nel processo infiammatorio alla base della sindrome suddetta. Questa osservazione apre un nuovo scenario, suggerendo la possibilità del coinvolgimento dei TLR anche nelle manifestazioni della Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi. La Dott. Simona Truglia, nella sua presentazione “Aumentata espressione di TLR3, 7 e 9 a livello glomerulare  e tubulo-interstiziale in pazienti affetti da nefropatia lupica”, ha affrontato un altro possibile ruolo dei TLR. Nel suo studio è stata valutata l’espressione di specifici TLR a livello del tessuto renale di biopsie di pazienti affetti da nefrite lupica afferenti alla nostra Lupus Clinic, utilizzando tessuto renale sano, ottenuto da donatori, come gruppo di controllo. I risultati ottenuti hanno mostrato come l’espressione di TLR 3, TLR7 e TLR 9 sia più elevata nel tessuto renale di soggetti con nefrite lupica rispetto ai controlli, suggerendo come queste molecole possano avere un ruolo diretto nel determinare uno stato infiammatorio a livello renale.cocela

La nefrite lupica, manifestazione frequente in corso di LES, è stata oggetto di una seconda comunicazione orale, presentata dalla Dott. Fulvia Ceccarelli. Nello studio dal titolo “Correlazione fra classe istologica e indice di resistenza renale nei pazienti con nefrite lupica”, è stato indagata l’associazione fra le differenti classi istologiche della nefrite lupica ed un parametro, definito “indice di resistenza”, ottenuto mediante valutazione ecografica delle arterie renali. I risultati di questo studio hanno mostrato come i soggetti con nefrite lupica con classe istologica IV, identificata come la forma più severa e che necessita di terapie più aggressive, presentavano un indice di resistenza patologico con una frequenza significativamente più elevata rispetto ai soggetti con altre classi istologiche. Questo risultato potrebbe suggerire la possibilità di considerare l’indice di resistenza come marcatore di forme più severe di nefrite lupica.

La Dott. Ceccarelli ha presentato un altro studio, dal titolo “Valutazione del coinvolgimento delle articolazioni metatarsofalangee in pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico: uno studio ultrasonografico”. Il coinvolgimento articolare è estremamente frequente in corso di LES, potendo manifestarsi fino al 90% dei soggetti, come sintomo di esordio della malattia o durante il decorso. La valutazione del coinvolgimento articolare in corso di LES mediante ecografia muscoloscheletrica è stata oggetto di numerosi studi, valutando il particolar modo la presenza di alterazioni a livello di mani e polsi. Nel nostro studio abbiamo valutato in particolare il coinvolgimento delle articolazioni metatarsofalangee (MTF). La frequenza di alterazioni infiammatorie a livello di queste articolazioni è risultata molto alta, e significativamente più alta rispetto ai controlli sani. Questo risultato suggerirebbe come, anche in articolazioni asintomatiche, è possibile il riscontro di alterazioni infiammatorie, che possono essere identificate mediante valutazione ecografica.

Infine, la Dott. Laura Massaro ha presentato i risultati di uno studio dal titolo “Studio prospettico monocentrico per la valutazione  dello stato di salute mediante ‘‘patient acceptable  symptom state’’ (PASS) in pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico: correlazione gli indici di attività di malattia”. In questo studio, l’indice PASS è stato applicato per la prima volta in una casistica di pazienti affetti da LES. Una semplice domanda, nella quale si chiede al paziente se il suo attuale stato di salute possa essere ritenuto accettabile, sembrerebbe in grado di discriminare fra pazienti con diversi livelli di attività di malattia, valutata mediante specifici indici.

Infine, nella sessione poster, la Dott. Francesca Miranda ha presentato i risultati del suo studio “Prevalenza dello stafilococco aureo nasale in pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico”. In particolare, da questo studio emerge come l’incidenza di infezione nasale da Stafilococco Aureo nei pazienti affetti da LES è sovrapponibile ai soggetti sani.

L’appuntamento è per il prossimo Congresso della Società Italiana di Reumatologia a Napoli.

 

 

 

Lupus Clinic al Tg2

On 13 dicembre 2012, in Archivio, by Carlo

La Lupus Clinic Nuovamente su Tg2 Medicina 33!

 

Puntata del 05/11/2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-58730255-457a-48bc-b548-b36b5f1f9801-tg2.html#p=1

Puntata del 13/11/2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e0ada601-1e06-4653-9ad4-04d023d6c954-tg2.html#p=1

 

A Joint in Rheumatology 2012

On 13 dicembre 2012, in Senza categoria, by Carlo

 

 

Il 17 novembre scorso si è tenuto il congresso “A Joint in Rheumatology 2012” organizzato dalla Università di Roma Tor Vergata, presso la prestigiosa sede di Villa Mondragone. L’incontro si prefiggeva l’obiettivo di trattare le più recenti nozioni relative alla diagnosi e al trattamento delle principali malattie autoimmuni. Nella prima parte della giornata l’attenzione è stata rivolta principalmente alle artriti: Artrite Reumatoide, Artrite Psoriasica e Spondiloartriti.

 


Le comunicazioni orali della mattina sono state:
Early Rheumatoid Arthritis, M Di Franco
Early Psoriatic Arthritis, M. S. Chimenti
Muscoloskeletal Ultrasound and Arthitis, A. Iagnocco
Therapeutic Strategy in RA: from the pyramid to treating to target, F. Conti
Immunogenicity of Biologics, F.R. Spinelli
New Biologics, C. Iannuccelli
Treatment of patients with comorbidities, R. Giacomelli
Biologics in Spondiloarthropaties, M. S. Chimenti

 

 

 

 

 

 

 

Successivamente i Professori Y. Shoenfeld e G. Valesini hanno tenuto due letture dal titolo:
Narcolepsy-the 81stAutoimmune disease. Lesson learned from adjuvanted vaccines.
Toll Like receptors in Rheumatology

Il pomeriggio è stato dedicato all’approfondimento delle nuove scoperte nel campo delle connettiviti. In particolare è stato dato ampio spazio alla trattazione del Lupus Eritematoso Sistemico (LES) del quale sono stati approfonditi gli aspetti clinici e le principali opzioni terapeutiche.
L’intervento della Dott.ssa Conigliaro ha messo in evidenza la necessità di identificare la presenza di markers precoci di diagnosi per il LES. Ad oggi i dati disponibili sono numerosi ma non dirimenti. Recenti studi hanno evidenziato la correlazione tra alcuni fattori di rischio e la suscettibilità per lo sviluppo di malattia. Un dato interessante deriva dalla presenza di una correlazione tra alterazioni in alcuni parametri di laboratorio e lo sviluppo di specifiche manifestazioni d’organo (es. anti-C1q e impegno renale, polimorfismi TRAF3IP2 e la presenza di pericardite). L’utilizzo dei nuovi criteri EULAR 2012 ha permesso un incremento delle diagnosi di Lupus anche mediante il re-inquadramento di condizioni precedentemente identificate come connettiviti indifferenziate (UCTD). Successivamente il Dott. C. Perricone ha focalizzato l’attenzione sullo stato dell’arte nella terapia con farmaci Biologici. In base alle recenti scoperte nella patogenesi del Lupus, l’attenzione si è accentrata sulla produzione di quei farmaci capaci di bloccare la via dell’ interferon alpha, di altre citochine, e l’azione delle cellule B. Ad oggi, tra i farmaci biologici solo il Belimumab è stato approvato dalla FDA e dall’EMA a seguito del successo dei trials BLYSS52 e BLYSS76. Sono stati ottenuti risultati significativi sia clinici che laboratoristici sebbene manchino dati di efficacia nei pazienti che presentano interessamento renale e/o neuropsichiatrico, per i quali l’utilizzo del farmaco non è raccomandato. Per quanto riguarda il Rituximab sono ancora controversi i dati di efficacia. In effetti, sebbene questa sia stata dimostrata nelle esperienze fuori scheda tecnica della pratica clinica, non è stata confermata in trial controllati. Altri farmaci biologici sono ancora in corso di valutazione, fra questi i più promettenti sembrerebbero essere il Tocilizumab (anti IL-6), il Sifalimumab (anti IFN-type I) e l’abatacept (CTLA4-Ig).

La Dott.ssa Ceccarelli ha esposto, alla luce delle recenti rivisitazioni sia dell’EULAR che dell’ACR delle proprie raccomandazioni, i cardini del trattamento della Nefrite Lupica (NL). Il rene è uno dei principali organi colpiti in corso di LES, e nel 32-60% circa dei pazienti adulti rappresenta la manifestazione d’esordio.
Il coinvolgimento è più frequente nei primi 2 anni dalla diagnosi mentre la prevalenza di questa manifestazione si riduce dopo 5 anni. Come dimostrato dai numerosi dati riportati dalla letteratura scientifica (Cervera et al 2003), la Nefrite Lupica, ha un impatto prognosticamente negativo sulla sopravvivenza dei pazienti affetti da LES. La dottoressa nel corso della presentazione ha riportato i dati relativi alla nostra coorte di pazienti afferenti alla Lupus Clinic. I pazienti attualmente seguiti sono 480, di questi il 32% presenta impegno renale, in accordo con le principali casistiche internazionali. Il tempo di latenza di esordio della NL dalla diagnosi è di circa 4 anni. Le manifestazioni prevalenti sono la presenza di proteinuria > 500 mg/24h, il 20% presenta sedimento attivo e il 14% un aumento della creatinina, la classe istologica più diffusa risulta essere la IV seguita dalla III. Rispetto agli anni ’50, quando difficilmente si assisteva ad una sopravvivenza superiore ai 5 anni, la maggioranza dei pazienti affetti da LES con impegno renale ha una sopravvivenza quasi sovrapponibile alla media della popolazione generale. Dopo un breve excursus sui meccanismi patogenetici della Nefrite Lupica, l’attenzione si è incentrata sugli obbiettivi che il Clinico moderno deve prefiggersi durante il management di un paziente con coinvolgimento renale in corso di Lupus. Conditio sine qua non, è ottenere una remissione di tale manifestazione, riuscendo a mantenere una buona funzionalità d’organo a lungo termine, utilizzando la minor quantità di farmaci possibile. Devono essere inoltre prevenuti eventuali flare di malattia, facendo attenzione sia a migliorare la sopravvivenza che la qualità di vita del paziente. Proprio in quest’ottica sono state analizzate le nuove raccomandazioni per il trattamento della Nefrite Lupica, stilate rispettivamente a giugno 2012 per l’ACR e a novembre 2012 da parte dell’EULAR. Queste raccomandazioni presentano numerose analogie ma anche sottili differenze.
In particolare queste ultime si mettono in evidenza nel momento decisionale di un’eventuale biopsia renale. Secondo le linee guida ACR vi è indicazione alla biopsia renale quando è presente una proteinuria > di 1g/24h o >500mg nelle 24 ore in presenza di emazie e/o cilindri al sedimento o per un aumento della creatinina sierica, in mancanza di altre cause. Differentemente, è sufficiente la determinazione di una proteinuria delle 24h > 500mg per avere indicazione alla biopsia secondo le linee guida EULAR. Sia l’ACR che l’EULAR sono concordi nel riconoscere come ufficiale la classificazione del 2004 della International Society of Nephrology per la valutazione istologica delle diverse classi di Glomerulonefrite Lupica. Si individuano nella gestione della Nefrite Lupica due precisi momenti terapeutici: l’induzione, che ha come scopo portare a remissione la nefrite preservando la funzionalità renale, e il mantenimento, che si prefigge per l’ appunto di “mantenere” il paziente libero da attività di malattia. L’approccio terapeutico alla Nefrite Lupica non può prescindere dalla esatta identificazione della classe istologica di appartenenza, in quanto la terapia varia con essa. Per le prime due classi, salvo casi particolari, non si usano farmaci immunosopressivi, mentre per la terza e quarta, associate a prognosi peggiore, diviene mandatorio l’impiego di farmaci immunosoppressori. Ad oggi i farmaci per la terapia di induzione si utilizzano la Ciclofosfamide ed il Micofenolato che hanno dimostrato in diversi studi un’efficacia pressoché equivalente, differendo solamente per gli effetti collaterali. Sarà dunque il medico a valutare volta per volta, a secondo del contesto clinico, quale dei due farmaci risulti più vantaggioso.
Nella sessione successiva, il Prof. R.Perricone ha trattato il ruolo del complemento nelle patologie autoimmuni, con un’attenzione particolare al LES. Come noto da tempo, il complemento è un elemento essenziale del sistema immunitario coinvolto nei meccanismi di difesa contro numerosi agenti infettivi. Infatti, la sua attivazione comporta la formazione di un gran numero di prodotti dotati di diverse attività biologiche, capaci di provocare la lisi (complesso MAC) o la fagocitosi (C3b) del batterio e quindi di difendere l’organismo da una potenziale infezione. Indubbio è anche il ruolo pro-infiammatorio di alcune sue componenti (es. C3a, C5a) capaci di elicitare una reazione infiammatoria locale. Le sue funzioni non si esauriscono qui, infatti nozioni relativamente più recenti hanno mostrato come il complemento sia un fattore fondamentale nella rimozione e quindi della successiva eliminazione di complessi antigene-anticorpo, formatisi in seguito alla risposta immunitaria rivolta verso un determinato antigene solubile. I risultati degli studi sull’azione del complemento hanno spostato l’attenzione sullo sviluppo di farmaci capaci di interferire con l’azione delle frazioni del complemento, ne è un esempio l’eculizumab diretto contro il C5, che ha mostrato risultati incoraggianti in trial eseguiti su pazienti con diverse malattie autoimmuni incluso il LES. La Prof.ssa Afeltra ha illustrato le correlazioni esistenti tra le patologie autoimmuni e il rischio cardiovascolare (CV). È noto che gli stimoli proinfiammatori cui sono sottoposti i pazienti con malattie reumatologiche possono alterare i delicati equilibri di omeostasi vascolare. Infatti nei pazienti con LES la prevalenza degli eventi CV acuti varia dal 8 al 12%, la precocità di insorgenza di infarto miocardico acuto (IMA) è 52 volte superiore alla media con una mortalità 3 volte maggiore di quella della popolazione sana. Pertanto è importante un accurato follow-up delle comorbidità associate alla patologia di base allo scopo di impostare una terapia preventiva efficace.
Le ultime 2 relazioni hanno avuto come tema principale la Sindrome di Sjögren. La Dott.ssa Priori ha esposto i nuovi criteri classificativi del 2012 stilati dall’American College of Rheumatology per la diagnosi. Questi criteri, rispetto ai precedenti elaborati dall’American-European Consensus Group, non tengono in considerazione i sintomi riferiti dal paziente, ma si basano su elementi obiettivabili. La diagnosi viene infatti posta quando sono presenti almeno due criteri tra: 1) positività degli anticorpi anti-SSA/Ro e/o anti-SSB/La o positività per il fattore reumatoide o per ANA a titolo almeno di 1:320; 2) ocular staining score >3; 3) focus score >1 focus/4mm2 alla biopsia delle ghiandole salivari minori. Le recenti rassegne mediche non riportano un aumento della prevalenza né della mortalità nei pazienti affetti da Sindrome di Sjögren, nei quali la principale causa di morte rimane l’insorgenza di Linfoma (prevalenza del 4%). Le principali manifestazioni con cui la malattia può presentarsi sono essenzialmente tre: la Sindrome Sicca, la malattia di Sjögren con manifestazioni sistemiche (riduzione delle frazioni del complemento, leucopenia, criogloblinemia, componente monoclonale all’elettroforesi proteica) e infine il Linfoma. La Dott.ssa Priori ha poi riassunto brevemente il ruolo delle diverse cellule dell’immunità e molecole infiammatorie nello sviluppo della malattia. Purtroppo, nonostante i passi avanti nella conoscenza dei meccanismi patogenetici, le strategie terapeutiche nei pazienti con Sindrome di Sjögren sono ancora oggi limitate, con l’esclusione di trattamenti locali sintomatici con farmaci muscarinici o instillazione di ciclosporina in caso di cherato-congiuntivite. Infine il Dott. Carubbi ha presentato i dati preliminari di uno studio in corso all’Università de L’Aquila circa gli effetti del rituximab in pazienti con Sindrome di Sjögren. Il razionale dello studio è basato sull’evidenza di un profondo coinvolgimento dei linfociti B nelle alterazioni architetturali patologiche al livello delle ghiandole salivari. I primi dati dimostrano che nelle ghiandole salivari di pazienti trattati con rituximab si osserva una riduzione dei centri germinativi ectopici formati dalle cellule B CD20+. Questi risultati potrebbero incoraggiare ulteriori studi sul meccanismo di azione del rituximab e di altri farmaci biologici diretti prevalentemente contro le cellule B, in grado di migliorare la qualità di vita del paziente.

 

Si è da poco concluso il Congresso Annuale dell’EULAR (Annual European Congress of Rheumatology) tenutosi a Berlino dal 6 al 9 Giugno 2012. Numerose sono state le relazioni scientifiche riguardanti il Lupus Eritematoso Sistemico (LES).
Diversi sono stati gli argomenti di interesse ed il nostro gruppo della Lupus Clinic di Roma ha partecipato con diversi poster:

 

Il Dott. Perricone e la Dott.ssa Ceccarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[AB0200] HIGH EXPRESSION OF TOLL LIKE RECEPTORS 7 AND INTERLEUKIN 18 IN LUPUS NEPHRITIS
Authors: F.R. Spinelli1, S. Truglia1, C. Alessandri1, M. Bombardieri2, F. Ceccarelli1, F. Martinelli1, F. Miranda1, V. Conti1, C. Perricone1, C. Giannakakis3, T. Faraggiana3, G. Valesini1, F. Conti1
Session Info: SLE, Sjögren’s and APS – Etiology, pathogenesis and animal models

[AB0642] VALIDATION OF A DISEASE-SPECIFIC HEALTH – RELATED QUALITY OF LIFE MEASURE FOR ITALIAN ADULT PATIENTS WITH SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS: LUPUSQOL-ITALY
Authors: C. Perricone, F. Ceccarelli, I. Bartosiewicz, V. Pacucci, V. Conti, L. Massaro, F. Miranda, S. Truglia, C. Alessandri, F.R. Spinelli, G. Valesini, F. Conti
Session Info: SLE, Sjögren’s and APS – Clinical aspects (other than treatment)

[AB0666] RENAL RESISTIVE INDEX IN LUPUS NEPHRITIS: CORRELATION WITH RENAL FUNCTION AND ASSOCIATION WITH HISTOLOGICAL FEATURES
Authors: F. Ceccarelli1, C. Perricone1, A. Gigante2, F.R. Spinelli1, S. Truglia1, F. Miranda1, V. Conti1, L. Massaro1, R. Cianci2, G. Valesini1, F. Conti1
Session Info: SLE, Sjögren’s and APS – Clinical aspects (other than treatment)
[AB0667] CLINICAL AND IMMUNOLOGICAL FEATURES IN A MONOCENTRIC COHORT OF 305 ITALIAN PATIENTS AFFECTED WITH SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS
Authors: V. Conti, C. Perricone, F. Ceccarelli, V. Pacucci, S. Truglia, F. Miranda, I. Bartosiewicz, L. Massaro, F.R. Spinelli, C. Alessandri, G. Valesini, F. Conti
Session Info: SLE, Sjögren’s and APS – Clinical aspects (other than treatment)
[SAT0206] EVALUATION OF THE PATIENT ACCEPTABLE SYMPTOM STATE (PASS) IN PATIENTS WITH SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS: ASSOCIATION WITH DISEASE ACTIVITY INDICES – POSTER TOURS
Authors: F. Ceccarelli, L. Massaro, C. Perricone, F.R. Spinelli, I. Bartosiewicz, S. Truglia, F. Miranda, V. Conti, V. Pacucci, C. Alessandri, G. Valesini, F. Conti
Session Info: Lupus and Sjörgren’s – Clinical
Year: 2012
[SAT0206] EVALUATION OF THE PATIENT ACCEPTABLE SYMPTOM STATE (PASS) IN PATIENTS WITH SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS: ASSOCIATION WITH DISEASE ACTIVITY INDICES
Authors: F. Ceccarelli, L. Massaro, C. Perricone, F.R. Spinelli, I. Bartosiewicz, S. Truglia, F. Miranda, V. Conti, V. Pacucci, C. Alessandri, G. Valesini, F. Conti
Session Info: SLE, Sjögren’s and APS – Clinical aspects (other than treatment)

[THU0169] TRAF3IP2 GENE POLYMORPHISMS ARE ASSOCIATED WITH SUSCEPTIBILITY TO SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS
Authors: C. Perricone1, D. Di Fusco2, C. Ciccacci2, F. Ceccarelli1, E. Cipriano1, F.R. Spinelli1, P. Borgiani2, G. Valesini1, F. Conti1
Session Info: SLE, Sjögren’s and APS – Clinical aspects (other than treatment)


Per quanto riguarda le comunicazioni orali, grande interesse è stato rivolto ai nuovi criteri classificativi del LES proposti dallo SLICC (Systemic Lupus International Collaborating Clinics). Ricordiamo che i criteri classificativi non sono criteri diagnostici, ma sono utili nell’arruolamento di pazienti in studi clinici in modo da creare una coorte omogenea fra centri differenti. Fino ad oggi, i criteri in auge sono stati quelli rivisti dell’ACR (American College of Rheumatology) del 1987. Rispetto a questi ultimi sono state apportate delle differenze sostanziali che hanno come risultato quello di aumentare la sensibilità (dall’83% al 97%) ma ridurre la specificità (dal 96% all’84%). Ciò si traduce nel fatto che, considerando questi nuovi criteri, molti più pazienti verrebbero classificati come LES rispetto ai precedenti criteri. Le principali differenze con i precedenti riguardano il coinvolgimento cutaneo, articolare, renale e neurologico.

Qui di seguito riporto l’elenco degli 11 criteri clinici: Coinvolgimento cutaneo: 1. lupus cutaneo acuto e subacuto; 2.lupus cutaneo cronico; 3. ulcere orali; 4. alopecia (che non era presente nei precedenti criteri).Coinvolgimento articolare: 5. sinovite (nei precedenti criteri invece si parlava di artrite non erosiva) di 2 o più articolazioni oppure tenderness (dolorabilità) di 2 o più articolazioni con rigidità mattutina di circa 30 minuti o più. Sierositi: 6. pleuriti o pericarditi (come nei precedenti criteri). Coinvolgimento renale:7. Proteinuria nelle 24 oppure rapporto proteine/creatinina (che non   c’era nei precedenti criteri) oppure al sedimento urinario: cilindri di globuli rossi. Coinvolgimento neurologico: 8. Oltre a epilessia e psicosi (già presenti nei precedenti criteri) sono incluse in questi nuovi criteri anche le mononeuriti multiple, le neuropatie centrali o periferiche, le mieliti e gli stati confusionali acuti. Manifestazioni ematologiche: 9. Anemia emolitica 10. Leucopenia (<4000/mm3) o linfopenia (<1000/mm3) almeno una volta. 11. Piastrinopenia (<100000/mm3) almeno una volta. Qui di seguito riporto i 6 criteri immunologici: 1.ANA positività 2. Presenza degli anti-dsDNA (in tecnica ELISA devono essere più del doppio del range di normalità) 3. Anti-Sm. 4. Anticorpi antifosfolipidi: LAC positivo, falsa positività per il test della sifilide, anticorpi anticardiolipina e anti-b2GPI IgG, IgM e IgA (rappresentano una novità) presenti a medio-alto titolo. 5. Ipocomplementemia (C3, C4, CH50) 6. Positività al test di Coombs diretto. In conclusione, per classificare un paziente come affetto da LES, dovrebbero essere soddisfatti almeno 4 criteri, di cui almeno 1 criterio clinico e 1 criterio immunologico. Nella sessione “poster”, uno in particolare è stato scelto come poster tour e riguardava l’introduzione di una semplice domanda (PASS) nella pratica clinica, presentato dalla Dott.ssa Fulvia Ceccarelli. PASS non è mai stato utilizzato finora nei pazienti con LES e rappresenta l’acronimo di: patient acceptable symptom state; è considerato come un indice di valutazione dello stato di salute che, mediante una singola, semplice domanda a risposta dicotomica (si/no), serve a identificare il livello massimo di sintomi che permette di definire accettabile lo stato di salute del paziente. I pazienti sono stati invitati a rispondere alla seguente domanda: “Considerando i sintomi dovuti alla malattia, se lei dovesse rimanere in questo stato per i prossimi mesi considererebbe la sua attuale condizione soddisfacente?”. Nel nostro studio, abbiamo quindi impiegato per la prima volta l’indice PASS che ha dimostrato la capacità di discriminare pazienti con diversa attività di malattia. I nostri risultati suggeriscono l’impiego routinario nella pratica clinica di questo indice di facile e rapido utilizzo.
 

Dal 9 al 13 Maggio 2012 si è svolto a Granada l’ottavo International Congress on Autoimmunity, organizzato dal Professor Yehuda Shoenfeld, un appuntamento importante e stimolante per tutti coloro che si occupano malattie autoimmuni.

Ricercatori di molteplici discipline provenienti da tutto il mondo, si sono riuniti per affrontare i diversi aspetti di queste complesse malattie, in grado di coinvolgere differenti organi e di conseguenza di determinare manifestazioni cliniche estremamente eterogenee. E questo forse rappresenta proprio il punto di forza di questo congresso: affrontare le patologie autoimmuni ad ampio spettro, permettendo a coloro che partecipano di sviluppare nuove conoscenze, ricavando sempre nuovi stimoli e spunti di ricerca.
In particolare, nella maggior parte delle sessioni è stato dato grande risalto agli ultimi dati relativi alla patogenesi delle malattie autoimmuni, e quindi ai meccanismi che ne determinano lo sviluppo. Ampio spazio è stato dato a patologie per le quali la componente autoimmune può essere definita emergente, quali la Malattia Celiaca o il Morbo di Alzheimer. Come sempre ampio spazio è stato dato al Lupus Eritematoso Sistemico (LES) ed alla Sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) con numerose relazioni, comunicazioni orali e poster dedicati a queste patologie. Relativamente alla patogenesi, interessanti dati sono emersi dalle numerose sessioni. Uno studio condotto da un gruppo di ricerca israeliano ha suggerito il ruolo di una proteina, la Semaforina 3A, che in condizioni fisiologiche sembra in grado di inibire alcuni processi infiammatori, quali la migrazione delle cellule immuni e la neoangiogenesi. Gli autori di questo studio hanno dimostrato livelli significativamente ridotti di questa proteina nei pazienti con LES rispetto a controlli sani, suggerendo come questi livelli più bassi possano favorire lo sviluppo del processo infiammatorio. Numerosi interventi hanno focalizzato l’attenzione su alterazioni della funzione delle cellule coinvolte nei processi infiammatori, quali Linfociti  T e B e macrofagi. Una sessione è stata dedicata alle più innovative terapie per il LES, ancora in fase di sperimentazione solo su modelli murini, che potrebbero intervenire su meccanismi molecolari estremamente specifici della malattia (TWEAK/FN14 pathway, Annessina A1, alfa-1-antitripsina). Nella stessa sessione, in due studi condotti rispettivamente in Italia (Torino) ed Israele (Tel Aviv), è stato confermato il ruolo del Rituximab, farmaco che agisce sui Linfociti B, nel trattamento dei pazienti affetti da LES che non rispondono alla terapia con farmaci immunosoppressori tradizionali, e suggerita la possibilità di impiegare lo stesso farmaco anche in pazienti con APS. Nell’ambito di una interessante sessione dedicata alle nefropatie immunomediate, la Dott.ssa Fulvia Ceccarelli ha presentato i risultati preliminari di un nostro studio condotto su pazienti affetti da LES con coinvolgimento renale.
In questo studio (“Intrarenal arterial resistite index in glomerulonephritis SLE patients: correlation with laboratori and histological findings”) è stato valutato il ruolo dell’indice di resistenza (IR) delle arterie renali, ottenuto da una semplice valutazione ecografia. I nostri risultati documentano un’associazione fra questo indice e la nefrite lupica, mostrando come valori patologici di IR siano presenti più frequentemente solo in pazienti con una specifica classe di nefrite lupica, in particolare la IV, associata generalmente a forme più serie di nefrite e richiedenti terapia immunosoppressiva.

Una interessante sessione è stata dedicata all’APS (“Anti phospholipid sindrome, towards the third millenium”), alla quale sono intervenuti esperti di questa malattia, fra i quali il Prof. G.R.V. Hughes, che per  primo, il 15 Ottobre 1983, descrisse un paziente affetto da APS ed è unanimemente considerato il padre di questa sindrome. In questa sessione, il Dottor Carlo Perricone ha presentato i risultati di uno studio condotto dal nostro gruppo di ricerca (“Tissue Factor and Beta-2-Glycoprotein I expression on monocytes in Systemic Lupus Erythematosus  patients with or without secondary antiphospholipid sindrome”).
In particolare, in questo studio è stato valutato il ruolo dell’espressione di due molecole, il Tissue Factor (TF) e la Beta-2-Glycoprotein I (B2GPI), su specifiche cellule infiammatorie, chiamate monociti, nella patogenesi del LES. I risultati di questo studio dimostrano come il TF e la B2GPI siano significativamente più espresse nei pazienti affetti da LES rispetto ai controlli, indipendentemente dalla presenza di una APS secondaria, suggerendo come questa aumentata espressione possa causare uno stato favorente lo sviluppo di fenomeni trombotici. Sempre relativamente alla APS, un secondo studio del nostro gruppo di ricerca (“Role of  vimentin citrullination for induction of anti-vimentin antibodies in antiphospholipid sindrome”) è stato presentato da Monica Pendolino, che da diversi anni si sta dedicando a questo argomento per la sua tesi di laurea in Medicina e Chirurgia. I risultati di questo lavoro, tuttora in corso, confermano la presenza di anticorpi diretti contro una proteina chiamata vimentina nei pazienti affetti da APS e da LES.
Viene quindi suggerito come in questi pazienti possa avvenire un fenomeno definito citrullinazione della vimentina stessa, che favorirebbe il legame con la cardiolipina, molecola già nota per il suo ruolo nella patogenesi dell’APS, e quindi lo sviluppo di nuovi meccanismi infiammatori. L’appuntamento per il prossimo International Congress on Autoimmunity è per Maggio 2014 a Nizza.
 

Locandina del Congresso SIR 2011

 

Si è da poco concluso il XLVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR), tenutosi a Rimini dal 23 al 26 Novembre ultimo scorso. Esso rappresenta un appuntamento importante e stimolante per i reumatologi italiani, occasione di aggiornamento e di creazione di gruppi di studio sulle diverse patologie di interesse reumatologico. Anche quest’anno notevole spazio è stato dato a sessioni scientifiche riguardanti il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), e sono state affrontate i diversi aspetti della malattia.

 

 

 

 

In particolare, è stata dedicata una sessione al coinvolgimento neuropsichiatrico in corso di LES, manifestazione frequente, il cui quadro clinico può variare da forme estremamente lievi fino a quadri neurologici più severi. Il Prof. Fabrizio Conti ha tenuto una relazione sulla patogenesi di questa manifestazione, illustrando i meccanismi che allo stato attuale sono ritenuti responsabili. Le ipotesi più accreditate chiamano in causa meccanismi che determinerebbero un danno a livello dei neuroni, causato da anticorpi, da molecole infiammatorie o da un’alterazione dei vasi sanguigni. Inoltre sono stati illustrati i risultati di uno studio multicentrico del Gruppo di Studio SIR, al quale ha partecipato anche il nostro centro, il cui scopo era quello di valutare i fattori di rischio per il primo evento neuropsichiatrico in 959 pazienti italiani affetti da LES. I risultati di questo studio indicano come la presenza di anticorpi antifosfolipidi sia il fattore di rischio più importante, ma anche altri fattori di rischio definiti generici, come la presenza di ipertensione arteriosa e dislipidemia sembrerebbero avere un ruolo.

Nella sessione di comunicazioni orali dedicate al LES, il nostro gruppo ha presentato lo studio di “Validazione della versione italiana del Lupus-QoL, questionario malattia-specifico per la misurazione della qualità di vita relativa allo stato di salute in pazienti adulti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico”. La Dottoressa Izabella Bartosiewicz ha illustrato i risultati del nostro studio, realizzato grazie alla disponibilità dei pazienti afferenti alla nostra Lupus Clinic che hanno compilato la versione italiana di un nuovo questionario specifico per il LES. Il nostro studio ha mostrato come questo nuovo questionario, utilizzato per la prima volta in una popolazione italiana, sia in grado di valutare lo stato di salute dei pazienti affetti da LES, mostrando come la qualità di vita sia peggiore in quei pazienti con una malattia più attiva.
Nella sessione dedicata ai poster, il nostro gruppo ha partecipato presentando i risultati preliminari di numerosi lavori che valutano i numerosi aspetti della malattia. Di seguito riportiamo i titoli dei poster presentati.
1) Espressione renale di Interleuchina 18 in pazienti affetti da nefropatia lupica. F.R. Spinelli , C. Alessandri, M. Bombardieri, V. Conti, F. Ceccarelli, C. Giannakakis, T. Faraggiana, F. Martinelli, F. Miranda, C. Perricone, S. Truglia, G. Valesini, F. Conti.
2) Caratteristiche cliniche ed immunologiche in una coorte monocentrica di 305 pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico. V. Conti, C. Perricone, F. Ceccarelli, F.R. Spinelli, C. Alessandri, S. Truglia, F. Miranda, G. Valesini, F. Conti.
3) Anticorpi anti-vimentina mutata citrulli nata in pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipipidi. S. Truglia, C. Alessandri, R. Mancini, F.R. Spinelli, F. Ceccarelli, F. Miranda, V. Conti, C. Perricone, F. Delunardo, C. Tania, E. Ortona, F. Morello, M. Pendolino, F. Conti, G. Valesini.
4) Aterosclerosi subclinica in pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico e Sindrome da anticorpi antifosfolipidi: ruolo della risposta T-cellulare verso la Beta2-glicoproteina I. F.R. Spinelli, E. Marocchi, C. Alessandri, F. Ceccarelli, E. Fabiani, A. Capozzi, M. Sorice, M. Arca, M. Pacelli, B. Buttari, E. Profumo, R. Riganò, G. Valesini, F. Conti.
5) Correlazione fra indice di resistenza delle arterie renali e funzionalità renale in corso di nefropatia lupica: uno studio prospettico osservazionale. F. Ceccarelli, A. Gigante, C. Perricone, F.R. Spinelli, S. Truglia, V. Conti, F. Miranda, R. Cianci, G. Valesini, F. Conti.
6) Utilizzo del DAS28 per la valutazione dei pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico e prevalente coinvolgimento articolare: correlazione con le manifestazioni cliniche e gli indici di attività di malattia. F. Ceccarelli, C. Perricone, F.R. Spinelli, S. Truglia, F. Miranda, V. Conti, C. Alessandri, G. Valesini, F. Conti.
7) Valutazione dello stato di salute utilizzando il “patient accettable symptom state” (PASS) in pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico: correlazione con le manifestazioni cliniche e gli indici di attività di malattia. . F. Ceccarelli, F.R. Spinelli, C. Perricone, S. Truglia, V. Conti, F. Miranda, C. Alessandri, G. Valesini, F. Conti.
8 ) Tissue Factor and Beta2-Glicoprotein-I expression on monocytes in Systemic Lupus Erythematosus patients with or without secondary antiphospholipid syndrome: correlation with clinical manifestations and a set of 29 cytokines/chemokines and growth factors. C. Perricone. C. Alessandri, F. Ceccarelli, F.R. Spinelli, S. Truglia, F. Miranda, V. Conti, M. Pendolino, G. Valesini, F. Conti.
Il nostro gruppo si è distinto ottenendo dei riconoscimenti. In particolare, il poster intitolato “Anticorpi anti-vimentina mutata citrulli nata in pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipipidi”, presentato dalla Dott. Simona Truglia è stato premiato fra i migliori poster presentati al congresso.

Carlo Perricone è stato premiato per la comunicazione orale dal titolo “Ultrasonografia con power-Doppler in 6 articolazioni target: una nuova metodica per il rilievo ed il monitoraggio della sinovite poliarticolare in pazienti affetti da Artrite Reumatoide”. (vai alla sezione “premi e riconoscimenti”)

 

Si è da poco concluso l’ottavo European Lupus Meeting, tenutosi a Porto, in Portogallo, dal 6 al 9 Aprile ultimo scorso, un appuntamento importante e stimolante per tutti coloro che si occupano di Lupus Eritematoso Sistemico (LES). Nel suggestivo centro congressi dell’Alfandega, i maggiori esperti di LES e centinaia di medici provenienti da tutto il mondo, si sono riuniti per affrontare i diversi aspetti di una malattia eterogenea quale è il LES.

I temi affrontati durante il congresso hanno riguardato la patogenesi, la terapia e la diagnosi precoce del LES, ma sono stati affrontati anche gli aspetti più importanti delle malattie associate, fra le quali osteoporosi, malattie cardiovascolari, diabete indotto da corticosteroidi.

Il congresso si è aperto con una sessione estremamente interessante, intitolata “So this is Lupus” nella quale sono intervenuti esperti, fra cui il Prof. Graham Hughes di Londra, che hanno riassunto le attuali conoscenze sui meccanismi alla base della malattia e sulle manifestazioni cliniche con cui essa può presentarsi. In particolare è stato riassunto il lavoro svolto della task force dell’EULAR (“European working party on SLE”) a partire dal 1993, anno nel quale il gruppo di ricerca venne istituito, a cui si è aggiunto nel 1996 il cosiddetto “European forum on antiphospholipid syndrome” che si occupa in modo specifico di Sindrome da Anticorpi anti-fosfolipidi. Il gruppo di lavoro dell’EULAR ha affrontato in questi anni differenti tematiche grazie alla collaborazione di numerosi centri europei, rendendo possibile la valutazione di diversi aspetti della malattia.

Notevole rilevanza è stata data alla valutazione dei fattori genetici che sembrerebbero intervenire nel determinismo della malattia. Tutti i relatori che hanno affrontato questa tematica hanno ribadito l’importanza dell’identificazione di questi fattori, potenzialmente in grado di fornire informazioni relative all’evoluzione della malattia ed alla possibilità di rispondere ad un determinato trattamento. Inoltre, l’identificazione di nuovi fattori genetici potrebbe fornire informazioni per lo sviluppo di nuove terapie. Grazie a studi multicentrici che hanno previsto l’arruolamento di un elevato numero di pazienti, sono stati identificati molti geni (fra i più recenti STAT-4, ITGAM, IRF5, BANK1) coinvolti nel determinismo della malattia.

Un’altra tematica affrontata da diversi relatori ha riguardato la possibilità di identificare nuovi marcatori, in grado di fornire informazioni precise ed attendibili riguardanti lo stato di attività di malattia. Fra le molecole proposte l’interferon (elevati livelli di questa molecola sembrerebbero associati a riattivazione della malattia), il BLys (stimolatore dei linfociti B, i cui livelli sembrerebbero predire la risposta al trattamento con determinati farmaci) e gli anticorpi anti-alfa-actinina (diretti contro un antigene presente a livello renale e quindi coinvolti nella nefrite lupica). Sono stati inoltre proposti marcatori presenti nelle urine di pazienti con Lupus con coinvolgimento renale: la molecola neutrophil gelatinase associated lipocalin, che sembrerebbe associata al danno renale, e la presenza di specifiche cellule (linfociti T) che potrebbero essere un marcatore in grado di stimare l’attività del coinvolgimento renale.

Grande spazio è stato dato alla valutazione dei risultati ottenuti dal trattamento con nuove terapie. Sono stati presentati i risultati del cosiddetto protocollo Rituxilup, che prevede l’impiego di Rituximab, un farmaco biologico diretto contro la molecola CD20 presente sulla superficie dei linfociti B, come terapia di attacco nel trattamento della nefrite lupica ed una successiva terapia di mantenimento con il Micofenolato mofetile. I risultati di questo studio sono incoraggianti, mostrando una risposta, definita con precisi parametri, nell’80% circa dei pazienti trattati. È in corso presso il gruppo londinese di Isenberg un nuovo protocollo che prevede il confronto diretto fra Rituximab e Micofenolato mofetile in pazienti affetti da nefrite lupica.

Grande risalto è stato dato ad un altro farmaco il cui impiego è stato da poco tempo approvato dalla Food and Drug Administration (per l’Europa, in particolare l’Italia, sarà necessario attendere almeno 2 anni) per il trattamento del LES. Si tratta dell’anticorpo monoclonale belimumab (Benlysta®), diretto contro la molecola BLys, precedentemente citata quale marcatore di attività di malattia. In particolare sono stati presentati i risultati di due studi di fase III (BLISS 52 e BLISS 76, ai quali ha partecipato anche il nostro centro) che hanno arruolato complessivamente un totale di 1.684 pazienti con LES, i risultati dei quali sono stati presentati dal professor Van Vollehnoven durante il congresso. I risultati ottenuti da queste sperimentazioni suggeriscono come belimumab sia in grado di ridurre l’attività della malattia nel LES ed anche l’occorrenza di riacutizzazioni severe. Oltre ai buoni dati di efficacia, il farmaco ha mostrato un buon profilo di sicurezza: gli eventi avversi più frequentemente osservati sono stati infezioni ed eventi neuropsichiatrici. Accanto al Belimumab, diversi altri farmaci si stanno dimostrando efficaci, quali l’Epratuzumab (anti-CD22), l’Abatacept (CTLA4Ig) ed il Tocilizumab (anti-IL6), farmaci già impiegati per il trattamento di pazienti affetti da artrite reumatoide con risultati promettenti.

Grande importanza è stata data anche alle comunicazioni inviate da gruppi di ricerca di tutto il mondo, con comunicazioni orali e poster che hanno rappresentato spunto interessante di discussione e riflessione. Il nostro gruppo di ricerca della Lupus Clinic ha presentato i risultati preliminari di 3 differenti progetti tuttora in corso. In due poster sono stati affrontati aspetti differenti della patogenesi della Sindrome da Anticorpi antifosfolipidi, un argomento estremamente interessante ed oggetto di discussione. In particolare è stata valutata la prevalenza di uno specifico tipo di anticorpi, diretti contro una molecola chiamata vimentina citrullinata, nei pazienti affetti da APS ed il loro ruolo. Il secondo poster ha valutato il cosiddetto “second hit”: è tstato precedentemente suggerito come la presenza degli anticorpi antifosfolipidi non sia sufficiente da sola a determinare lo sviluppo di eventi trombotici, peculiare manifestazione clinica dei pazienti affetti da questa malattia, ma sia necessario il cosiddetto “secondo colpo”, quindi un fattore di rischio aggiunto. Abbiamo quindi valutato la presenza di alti fattori di rischio per eventi trombotici, quali ipertensione arteriosa o abitudine al fumo di sigaretta, nei pazienti affetti da APS, dimostrando come tali fattori siano più frequenti nei pazienti rispetto ad un gruppo di controllo di soggetti non affetti da APS.

Infine, il nostro gruppo ha presentato i risultati relativi alla valutazione dell’attività di malattia nella nostre coorte di pazienti, in una osservazione di 2 anni. La nostra valutazione ha mostrato una bassa prevalenza di riacutizzazione di malattia e di malattia persistentemente attiva.

L’appuntamento per il prossimo European Meeting è fissato per il 2013 ad Atene.

 

Nella rubrica del 10/02/2011 su Rai-Tg2 Medicina 33, a cura di Luciano Onder, è andato in onda un NUOVO servizio sulla Lupus Clinic della Sapienza Università di Roma.

Il servizio contiene l’intervista al Prof. Valesini e al Responsabile della Lupus Clinic del Policlinico Umberto I, Prof. Conti, i quali hanno discusso in breve sulle caratteristiche della patologia e sulle misure messe in atto nella nostra struttura per la gestione appropriata dei pazienti con LES al fine di migliorarne ogni aspetto della qualità di vita.

Di seguito potrete trovare il link al sito della rai.

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-9f02426b-75c0-4380-88bf-72df638339c3.html

dal quale poi, selezionando la puntata del 10/02/2011, potrete visionare il servizio.

 

Laura Andreoli, Maria Teresa Tuccio, Pierpaolo Dall’Aglio e Carlo Perricone

Il dott. Carlo Perricone è risultato vincitore di un sostegno economico per partecipare al 74th Annual Scientific Meeting of the ACR,  Atlanta 6-11 Novembre 2010 bandito dal Gruppo Italiano LES.

http://www.lupus-italy.org/progetti-finanziamenti-da2009/2010-ACR-ATLANTAxICARO63.pdf


L’ACR,  American College of Rheumatology, è la più autorevole istituzione americana in ambito reumatologico. Il Convegno annuale è uno dei principali congressi internazionali e richiama più di 10.000 partecipanti ogni anno da tutte le parti del mondo.
Grande spazio viene dedicato sia alla ricerca di base sia alle nuove acquisizioni in ambito diagnostico e terapeutico.  Oltre ai Simposi Clinici e di Ricerca, tenuti da relatori
di riconosciuta valenza scientifica, il Meeting ACR offre anche la possibilità di entrare
in contatto con le “novità” sperimentali tramite comunicazioni orali da parte dei ricercatori, e di partecipare ad incontri a piccoli gruppi (“Meet the Professor”) con professori di nota e consolidata esperienza in particolari settori della reumatologia.

Un sentito ringraziamento va all’Associazione dei malati di LES-Gruppo Italiano LES per le iniziative promulgate che rappresentano uno stimolo costante alla crescita umana e professionale dei giovani medici interessati nella patologia.


Estratto da ICARO

 

Congresso ACR Atlanta 2010

On 24 novembre 2010, in Archivio, Senza categoria, by Carlo

Dal 6 all’11 novembre 2010 si è svolto ad Atlanta (Georgia, Stati Uniti) il 76^ Meeting Annuale dell’American College of Rheumatology (ACR). Si tratta di uno dei principali congressi internazionali in ambito reumatologico che richiama più di 10.000 partecipanti ogni anno. Grande spazio viene dedicato sia alla ricerca di base nelle malattie reumatiche, sia alle nuove acquisizioni in ambito diagnostico e terapeutico.

American College of Rheumatology 2010

Oltre ai Simposi Clinici e di Ricerca, tenuti da relatori di riconosciuta valenza scientifica, il Meeting ACR offre anche la possibilità di entrare in contatto con le “novità” sperimentali tramite comunicazioni orali da parte dei ricercatori, e di partecipare ad incontri a piccoli gruppi (“Meet the Professor”) con professori di nota e consolidata esperienza in particolari settori della reumatologia. [img]4cbefdede67ef.jpg[/img] Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è certamente una delle tematiche di maggiore interesse e, anche quest’anno, numerose sono state le sessioni scientifiche dedicate a questa malattia. Due sono stati i Simposi Clinici dedicati al LES. Il primo ha fatto il punto sulla ricerca sulle nuove terapie nel LES e su come i dati sperimentali ottenuti in modelli animali possano essere utilizzati per la terapia nell’uomo. In particolare, può risultare sorprendente come terapie che nell’animale producono risultati incoraggianti (come i farmaci che eliminano i linfociti B, tra cui il più noto è il rituximab, anti-CD20) non riescano poi a riprodurre tale successo negli studi clinici di sperimentazione nei pazienti. Diverse possono essere le spiegazioni di questa discrepanza: i relatori del simposio hanno in particolare sottolineato come, da un lato, il LES sia una malattia multifattoriale complessa e quindi una terapia diretta verso un singolo componente del sistema immunitario può non essere sufficiente in alcuni pazienti; dall’altro lato, differenze metodologiche tra vari protocolli di sperimentazione possono rendere conto di esiti discordanti. Ciò che è condiviso è certamente l’entusiasmo verso le nuove terapie per il LES, nella speranza di poter offrire un sempre migliore controllo della malattia, utilizzando al minimo quei farmaci che, come il cortisone, possono sulla lunga distanza portare ad effetti indesiderati (come l’osteoporosi, la cataratta, il diabete). Il secondo Simposio Clinico ha trattato diffusamente dell’interessamento neuropsichiatrico nel LES.  Si stima che almeno il 25% dei pazienti possa presentare manifestazioni neuropsichiatriche fin dall’esordio di malattia, le più comuni delle quali sono accidenti cerebrovascolari, cefalea, disfunzione cognitiva, epilessia, disturbi dell’umore, psicosi.  Il problema fondamentale rimane attribuire tali eventi neuropsichiatrici alla malattia lupica che di per sé può non essere un compito semplice per il medico.  È per questo motivo che la ricerca è indirizzata verso l’identificazione di nuovi marcatori biologici (es. autoanticorpi) che possano essere indicativi di malattia lupica a livello cerebrale. Anche dal punto di vista delle indagini strumentali, si stanno studiando metodiche più raffinate rispetto alla tomografia computerizzata e alla risonanza magnetica. Tutto questo per cercare di definire meglio l’origine del disturbo neuropsichiatrico, in modo tale da poter approntare un trattamento farmacologico che sia il più mirato possibile. Le comunicazioni orali sul LES hanno spaziato dalla genetica, ai modelli animali, all’approfondimento di particolari aspetti clinici (l’interessamento renale e cardiovascolare) e, ovviamente, alle novità sul trattamento, non solo con i nuovi farmaci “biologici” ma anche su come utilizzare meglio farmaci considerati “tradizionali”. Dati molto interessanti derivano, ad esempio, da un’ampia coorte internazionale di 1593 pazienti seguiti dall’anno 2000.  La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è risultata essere del 97,5%, un tasso di gran lunga migliore rispetto a quello osservabile 30-40 anni fa, segno che probabilmente il LES viene diagnosticato e trattato in maniera più precoce e più efficace. Interessante notare come in questo studio, similmente ad altri precedenti, l’assunzione di idrossiclorochina (Plaquenil®) si associava positivamente alla sopravvivenza.  Dunque, un farmaco “tradizionale”, generalmente ben tollerato e senza particolari effetti collaterali, viene certamente rivalutato come cardine del trattamento del LES. E non solo: l’Idrossiclorichina si è dimostrata anche in grado di prevenire lo sviluppo delle complicanze cardiovascolari nei neonati nati da madri con positività degli anti-SSA/Ro. A supporto di tali effetti benefici dell’idrossiclorochina, una comunicazione orale da parte di un gruppo di ricercatori francesi ha mostrato come bassi di livelli di farmaco nel sangue si associno ad una maggiore attività di malattia lupica (in questo caso erano stati analizzati pazienti con manifestazioni cutanee). Questo dato suggerisce l’importanza di una corretta e costante assunzione del farmaco da parte del paziente e di un’attenta modulazione del dosaggio da parte del medico, qualora la risposta clinica non fosse quella attesa. Sempre dal punto di vista della terapia, un contributo stimolante è stato portato dal Prof. Andrea Doria di Padova. Sono stati presentati i risultati di uno studio sull’utilizzo di una formulazione gastroprotetta di micofenolato sodico nel trattamento della nefrite lupica, in associazione a diversi regimi di cortisone. È stato dimostrato che un dosaggio dimezzato di cortisone rispetto a quello standard risulta meglio tollerabile in termini di effetti collaterali, consentendo comunque di ottenere una remissione della nefrite. Questo è sicuramente un dato incoraggiante su un possibile miglior utilizzo del cortisone.Altre relazioni di rilievo hanno interessato una molecola, il cui nome è C4d, come marcatore di mortalità e di severità della nefrite lupica. Di interesse in quanto avere a disposizione un marcatore che ci indichi lo stato del paziente e ci aiuti a stabilire la prognosi stessa può permettere di adottare la terapia più appropriata per ciascun paziente. Allo stesso modo diverse relazioni vertevano sulla necessità di trovare un indicatore di risposta alla terapia nella nefrite lupica, da un lato ponendo in evidenza come i criteri attuali di remissione andrebbero rivalutati, dall’altro come anche ripetere multiple biopsie renali può non sempre essere la strada da seguire.I dati di genetica hanno dimostrato ancora una volta come il LES sia una malattia multigenica, dove diversi geni interagiscono per dare malattia. Sono state inoltre ulteriormente evidenziate le differenze genetiche fra le varie popolazioni (bianchi caucasici, africani, ispanici…) affette da LES. Ancora una volta è stata sottolineata l’importanza di eseguire esercizio fisico come terapia preventiva delle complicanze cardiovascolari (infarti, ictus, ipertensione) così frequenti e così rilevanti nei pazienti con LES. Di concerto, i livelli di angiotensina (alti), colesterolo (alti) e Vitamina D (bassi) potrebbero contribuire allo sviluppo della malattia aterosclerotica in corso di LES. E’ per tale ragione che si è andati a studiare come alcuni farmaci, in particolar modo il micofenolato mofetile (Cell Cept®) e l’idrossiclorochina, ma non l’azatioprina, possano migliorare la funzione del colesterolo HDL (quello buono, per intenderci), in donne affette da LES. Non ultimo, si è evidenziato come alcune vaccinazioni (fra cui quella anti-influenzale) siano sicure nei pazienti con malattie autoimmuni, incluso il LES, e pertanto raccomandabili. Ma una delle sessioni di maggiore interesse è stata certamente quella inerente i nuovi farmaci. A qualche giorno di distanza dalla fine del Congresso, è stato annunciato che a grande maggioranza (13 a 2), gli esperti dell’FDA (Food and Drug Administration) Arthritis Advisory Committee, riunitisi il 16 Novembre, hanno dato parere positivo all’approvazione dell’anticorpo monoclonale belimumab per la terapia del LES. Una volta approvato in via definitiva, belimumab sarà posto in commercio con il marchio Benlysta® (per l’Europa, in particolare l’Italia, sarà necessario attendere almeno 2 anni). Il dossier depositato all’FDA comprende i risultati di due studi di fase III (BLISS 52 e BLISS 76) che hanno arruolato complessivamente un totale di 1.684 pazienti con LES, i risultati dei quali sono stati presentati dalla professoressa Merrill durante il congresso. Trial ai quali ha partecipato anche il nostro gruppo (vedi sezione “STUDI CLINICI”).
Belimumab è il primo di una nuova classe di farmaci definiti inibitori specifici dello stimolatore dei linfociti B o BLyS, una molecola che stimola l’attività e la produzione dei linfociti B, quelle cellule deputate alla produzione di anticorpi. Il farmaco è un anticorpo monoclonale che riconosce in modo specifico ed inibisce l’attività biologica di questa molecola, il BLyS. L’introduzione di un nuovo farmaco può dirsi rivoluzionaria nella terapia del LES, se pensiamo che da oltre 30 anni non vengono registrati nuovi farmaci nella malattia. I risultati emersi dalle due principali sperimentazioni di Fase III, BLISS-52 e BLISS-76, suggeriscono che belimumab è in grado di ridurre l’attività della malattia nel LES ed anche l’occorrenza di riacutizzazioni severe. Un farmaco relativamente sicuro i cui principali eventi avversi osservati sono stati infezioni ed eventi neuropsichiatrici. Accanto al Belimumab, per il quale vi è grande attesa, diversi altri farmaci si stanno dimostrando efficaci, quali il Laquinimod (già usato nella terapia della sclerosi multipla), l’Abetimus Sodium (serve a tollerizzare i linfociti B, ovvero ad evitare che sviluppino una risposta autoimmune), l’Epratuzumab (anti-CD22), che è già ad una fase di studio avanzato (fase IIb), l’Ocrelizumab (anti-CD20, simile al Rituximab), l’Abatacept (CTLA4Ig, farmaco già usato nella terapia dell’artrite reumatoide), ed un altro estremamente promettente, ed anch’esso già usato nella terapia dell’artrite reumatoide, il Tocilizumab (anti-IL6).

 

Si è tenuto a ROMA l’11° congresso annuale della European League Against Rheumatism (EULAR), la lega che riunisce tutte le società europee di reumatologia e le principali associazioni di malati impegnate nella diagnosi, cura e ricerca delle malattie reumatiche.

Il logo dell'EULAR

La nuova fiera di Roma

Il totale degli iscritti tra medici, ricercatori e pazienti, è stato di 15.489, provenienti da 118 paesi diversi, il più alto raggiunto da un congresso di Reumatologia. La delegazione italiana, composta da 1166 iscritti, è risultata seconda per numerosità dopo quella francese. Oltre a rappresentare l’edizione del congresso con il più alto numero di partecipanti attesi, l’EULAR ha totalizzato anche il più alto numero di contributi scientifici da parte di ricercatori di tutta Europa (oltre 3.500). Il contributo scientifico italiano è risultato tra i primi in termini di abstract (i riassunti con cui vengono presentate le ricerche scientifiche) (dati SIR- Società Italiana di Reumatologia) Come ogni anno tre intere sessioni scientifiche sono state dedicate completamente alla trattazione del Lupus Eritematoso Sistemico (LES) e della sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi (APS). I temi affrontati hanno spaziato dalla patogenesi, alla cura e alla diagnosi precoce di queste patologie e delle malattie associate (osteoporosi, malattie cardiovascolari, diabete indotto da sterodi). La patogenesi del LES, ovvero la causa che ne determina la comparsa, resta tutt’oggi poco chiara. Si riconoscono tre principali fattori di rischio: la predisposizione genetica, i fattori ormonali e la presenza di un fattore scatenante non ancora precisamente identificato (ambientale, infettivo, chimico-farmacologico). Nell’ambito della predisposizione genetica, il professor TJ. Vyse (Londra) ha presentato all’EULAR alcuni studi sul gene OX40L, effettuati grazie a collaborazioni internazionali. Alcune varianti di questo gene determinano un aumento della produzione della proteina OX40L capace a sua volta di determinare un’iperattività del sistema immunitario simile a quella riscontrabile nei pazienti affetti da LES. I soggetti con tale variante genetica presenterebbero secondo questi studi un rischio aumentato di andare incontro alla malattia. Nuove evidenze suggeriscono l’importanza dell’impiego dell’idrossiclorochina (plaquenil) nella cura del LES. Questo farmaco si è dimostrato capace di ridurre i livelli di una molecola pro-infiammatoria, cioè capace di indurre infiammazione, coinvolta nella patogenesi del LES: l’interleuchina 18 (A. Abou- Raya, Alessandria d’Egitto). Le interleuchine sono molecole proteiche prodotte dalle cellule del sistema immunitario in risposta ad uno stimolo ed in grado di modificare il comportamento di altre cellule. Molte ricerche epidemiologiche suggeriscono che il rischio di malattia cardiovascolare (infarto, ictus) è aumentato nel LES. L’aterosclerosi, accumulo di lipidi (grassi) nei vasi arteriosi, è la causa principale della malattie cardiovascolari (CVD) e può essere considerata una malattia infiammatoria in cui il sistema immunitario svolge un ruolo importante. Combattere l’aterosclerosi vuol dire combattere quei fattori che la determinano. Tra questi, nei pazienti con lupus, troviamo oltre ai fattori di rischio tradizionali come l’ipertensione, il diabete, l’abitudine tabagistica nuovi fattori rischio (non tradizionali) legati al processo infiammatorio. Molti ricercatori sono impegnati nell’individuazione dei fattori di rischio non tradizionali e all’utilizzo di metodiche non invasive per poter identificare i pazienti a rischio di aterosclerosi ancor prima che essa compaia. Tra i lavori presentati all’EULAR citiamo quello condotto dai ricercatori di Stoccolma (Anania) i quali hanno studiato i livelli di alcuni anticorpi protettivi nei confronti dell’aterosclerosi: gli anticorpi naturali contro la fosforilcolina (anti-PC). I bassi livelli di anti-PC sembrerebbero essere più comuni nei pazienti affetti da LES rispetto ai controlli. Secondo gli autori gli anti-PC potrebbero essere nel LES un marker di rischio anche con un potenziale terapeutico. Il rischio di andare incontro ad una nuova trombosi nei pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) è alta. Molti ricercatori stanno cercando di identificare le caratteristiche del paziente candidato al nuovo evento. Osservazioni sperimentali suggeriscono che le piastrine sono un attore importante nella patogenesi della trombosi. In un interessante studio del gruppo di C. Gavris, (Romania) è stata valutata la capacità di 2 molecole di attivazione piastrinica, la P selectina e sCD40L, di predire un nuovo evento trombotico nei pazienti APS. Tra queste due molecole solamente la P selectina si è dimostrata capace di predire una nuova trombosi. Anche se i risultati sono incoraggianti si tratta comunque di uno studio preliminare che necessita di ulteriori validazioni. Anche il gruppo della Sapienza ha portato in questo ambito la propria esperienza. Nella sua relazione il prof. Valesini ha mostrato i dati raccolti presso la nostra Lupus Clinic che mostrano come a maggior rischio di evento vascolare, siano quei soggetti che oltre alla positività per gli anticorpi antifosfolipidi, hanno simultaneamente altri fattori di rischio tradizionali come: l’ipertensione arteriosa, il sovrappeso e l’obesità, il fumo, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia, uso di estro progestinici, immobilità prolungata.

 

Si è concluso da poco il IX Congresso Internazionale sul Lupus Eritematoso Sistemico, che si è svolto a Vancouver in Canada dal 24 al 27 Giugno ultimo scorso.
Numerosi sono stati gli argomenti di discussione ed approfondimento di questo congresso che ha richiamato medici che si occupano in modo specifico di questa malattia
Sono stati presentati dati su nuovi geni recentemente associati alla malattia, quali ITGAM, importante nel coinvolgimento renale, STAT4 e MECP2/IRAK1.
Sono state inoltre presentate le nuove tecnologie per lo studio del DNA di pazienti affetti da LES. Ampio spazio è stato dato ai nuovi farmaci in fase di sperimentazione. Tra questi, ricordiamo il Belimumab, al quale trial di sperimentazione ha partecipato anche il nostri gruppo. Sono stati presentati i risultati ottenuti dopo 52 e 76 settimane di trattamento che hanno mostrato una riduzione dell’attività di malattia ed un buon profilo di sicurezza.
Altri farmaci in corso di sperimentazione sono l’Epratuzumab ed il Rontalizumab, che hanno presentato risultati iniziali incoraggianti.
Sono stati inoltre presentati i risultati relativi all’efficacia del Rituximab sul quale il nostro gruppo ha portato un contributo in un abstract dal titolo “Good safety profile of rituximab therapy in systemic lupus erythematosus: an observational study over a 5-year period” presentato dal Dott. Carlo Perricone.
Infine, si è discusso sugli strumenti di definizione della qualità della vita dei pazienti affetti da LES mediante l’utilizzo di questionari specifici. Anche in questo topic il nostro gruppo ha fornito il proprio contributo con una presentazione della Dott.ssa Fulvia Ceccarelli dal titolo “Quality of life in patients affected by systemic lupus erythematosus: correlation with disease activity and chronic damage indexes”.

 
E’ appena terminato il VII Congresso Internazionale sull’Autoimmunità che si è svolto a Lubiana in Slovenia.
Numerosi sono stati gli spunti di discussione ed approfondimento di questo evento che ha accolto [b]1600 medici e scienziati da oltre 100 nazioni.[/b]
I contributi presentati sul [b]LES e sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi [/b]hanno rappresentato la maggioranza delle comunicazioni ed hanno spaziato sulle più diverse tematiche comprendendo l’etiopatogenesi, la diagnostica, la clinica, la ricerca di laboratorio e le prospettive terapeutiche di entrambe le malattie.
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Fra i lavori più significativi sul [b]LES[/b] citiamo:
“A NOVEL TOLEROGENIC PEPTIDE, HCDR1, FOR THE SPECIFIC TREATMENT OF SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS” di E. Mozes del Weizmann Institute of Science, che ha discusso la scoperta di un nuovo peptide in grado di modulare la risposta immunitaria forse mediante un’interazione con l’interferon-gamma, che potrebbe aprire la strada a future strategie terapeutiche, soprattutto in quei pazienti con prevalente coinvolgimento neuropsichiatrico.
Pavlovic e colleghi hanno invece trovato una possibile associazione molecolare fra il PARVOVIRUS B19 e il LES.
Molto interesse ha riscosso il lavoro presentato da Putterman e colleghi che hanno identificato una molecola (Neutrophil gelatinase-associated lipocalin (NGAL) n.d.r.) come possibile marcatore di attività di malattia nella nefrite lupica.
Il gruppo della Professoressa Afeltra del Campus di Roma ha presentato un lavoro sulla leptina, una molecola facente parte della famiglia delle adipochine, i cui livelli sarebbero alterati nei pazienti con LES nei quali concomita la presenza di sindrome metabolica ed altri fattori di rischio cardiovascolare.
Fra gli studi sperimentali su modelli murini ricordiamo l’intervento del gruppo afferente all’Università di Tromso che poneva in evidenza la capacità dell’eparina di inibire la produzione di autoanticorpi in topi con la nefrite lupica.
Diversi sono stai gli interventi che hanno esplorato il ruolo svolto dalle diverse sottopopolazioni leucocitarie (cellule B, cellule T, cellule NK, cellule dendritiche e così via) nei pazienti con LES, dimostrando come spesso vi è un’alterazione sia del numero che dell’attività che del fenotipo espresso da tali cellule.
Fra gli interventi che hanno riscosso maggiore interesse, l’inglese del St Thomas’ Hospital David Cruz ha portato un breve revisione della letteratura sui trial clinici in corso e presenti in letteratura nel LES. In particolare, la disquisizione verteva sulla recente pubblicazione del fallimento di un trial sul Rituximab nei pazienti affetti da  LES, su come tale risultato possa essere stato influenzato da numerosi fattori non trovando corrispettivo nella restante letteratura su pazienti trattai off-label.
Diversi peraltro sono stati i contributi che riportavano casistiche con ottimi risultati in pazienti affetti da LES e trattati con Rituximab.
Inoltre, venivano discussi i promettenti risultati forniti dai trials sul Belimumab, un altro farmaco monoclonale alla sperimentazione del quale ha partecipato anche il [b]nostro Centro[/b].
Sulla scia di una pubblicazione del gruppo di Yehuda Shoenfeld dello scorso anno, alcuni contributi hanno esplorato la capacità olfattoria nel pazienti con LES, confermando una riduzione di questa soprattutto nei pazienti con coinvolgimento neuropsichiatrico.
Per quel che riguarda la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), si è vista anche in tal caso la partecipazione dei maggiori esperti internazionali in materia, fra i quali lo scopritore della Sindrome, Prof. Graham Hughes.
Le comunicazioni di maggiore rilievo hanno riguardato tematiche inerenti alla terapia, ad esempio è stato ribadito il ruolo benefico svolto dall’idrossiclorochina nei pazienti con trombosi e delle immunoglobuline in quelle pazienti in gravidanza.
La Professoressa Pierangeli, organizzatrice peraltro del Congresso appena conclusosi in Texas sull’APS a Galveston (APLAR 2010), ha presentato una nuova molecola di interesse nel trattamento della sindrome (recettore antagonista della componente C5a del complemento, n.d.r.), discutendone gli effetti in vitro ed in vivo.
Sistema Complementare che ha avuto risonanza in quanto possibile marcatore utile nel monitoraggio della gravidanza in APS.
Di grande interesse infine i lavori sullo studio della patogenesi della malattia, ed in particolare sui vari meccanismi d’azione degli anti-fosfolipidi (soprattutto degli anti-b2GPI) e sul ruolo potenziale di altri autoanticorpi, quali gli anti-vimentina.
[b]Il Prof. Sorice, responsabile del laboratorio di autoimmunità del nostro nosocomio, ha portato uno studio di collaborazione con il nostro gruppo dove veniva evidenziato il ruolo proprio di tali autoanticorpi in un sottogruppo di pazienti con trombosi ma senza la presenza dei classici anticorpi anti-fosfolipidi.[/b]

E’ appena terminato il VII Congresso Internazionale sull’Autoimmunità che si è svolto a Lubiana in Slovenia.

autoimmunity

Il logo del Congresso

Numerosi sono stati gli spunti di discussione ed approfondimento di questo evento che ha accolto 1600 medici e scienziati da oltre 100 nazioni.

I contributi presentati sul LES e sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi hanno rappresentato la maggioranza delle comunicazioni ed hanno spaziato sulle più diverse tematiche comprendendo l’etiopatogenesi, la diagnostica, la clinica, la ricerca di laboratorio e le prospettive terapeutiche di entrambe le malattie.

immagini dal Congresso

Immagini dal Congresso

Fra i lavori più significativi sul LES citiamo:

“A NOVEL TOLEROGENIC PEPTIDE, HCDR1, FOR THE SPECIFIC TREATMENT OF SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS” di E. Mozes del Weizmann Institute of Science, che ha discusso la scoperta di un nuovo peptide in grado di modulare la risposta immunitaria forse mediante un’interazione con l’interferon-gamma, che potrebbe aprire la strada a future strategie terapeutiche, soprattutto in quei pazienti con prevalente coinvolgimento neuropsichiatrico.

Pavlovic e colleghi hanno invece trovato una possibile associazione molecolare fra il PARVOVIRUS B19 e il LES.

Molto interesse ha riscosso il lavoro presentato da Putterman e colleghi che hanno identificato una molecola (Neutrophil gelatinase-associated lipocalin (NGAL) n.d.r.) come possibile marcatore di attività di malattia nella nefrite lupica.

Il gruppo della Professoressa Afeltra del Campus di Roma ha presentato un lavoro sulla leptina, una molecola facente parte della famiglia delle adipochine, i cui livelli sarebbero alterati nei pazienti con LES nei quali concomita la presenza di sindrome metabolica ed altri fattori di rischio cardiovascolare.

Fra gli studi sperimentali su modelli murini ricordiamo l’intervento del gruppo afferente all’Università di Tromso che poneva in evidenza la capacità dell’eparina di inibire la produzione di autoanticorpi in topi con la nefrite lupica.

Diversi sono stai gli interventi che hanno esplorato il ruolo svolto dalle diverse sottopopolazioni leucocitarie (cellule B, cellule T, cellule NK, cellule dendritiche e così via) nei pazienti con LES, dimostrando come spesso vi è un’alterazione sia del numero che dell’attività che del fenotipo espresso da tali cellule.

Fra gli interventi che hanno riscosso maggiore interesse, l’inglese del St Thomas’ Hospital David Cruz ha portato un breve revisione della letteratura sui trial clinici in corso e presenti in letteratura nel LES. In particolare, la disquisizione verteva sulla recente pubblicazione del fallimento di un trial sul Rituximab nei pazienti affetti da  LES, su come tale risultato possa essere stato influenzato da numerosi fattori non trovando corrispettivo nella restante letteratura su pazienti trattai off-label.

Diversi peraltro sono stati i contributi che riportavano casistiche con ottimi risultati in pazienti affetti da LES e trattati con Rituximab.

Inoltre, venivano discussi i promettenti risultati forniti dai trials sul Belimumab, un altro farmaco monoclonale alla sperimentazione del quale ha partecipato anche il nostro Centro.

Sulla scia di una pubblicazione del gruppo di Yehuda Shoenfeld dello scorso anno, alcuni contributi hanno esplorato la capacità olfattoria nel pazienti con LES, confermando una riduzione di questa soprattutto nei pazienti con coinvolgimento neuropsichiatrico.

with Prof. Shoenfeld

Carlo Perricone con il Prof. Shoenfeld e la Prof.ssa de Carolis

Per quel che riguarda la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), si è vista anche in tal caso la partecipazione dei maggiori esperti internazionali in materia, fra i quali lo scopritore della Sindrome, Prof. Graham Hughes.

Le comunicazioni di maggiore rilievo hanno riguardato tematiche inerenti alla terapia, ad esempio è stato ribadito il ruolo benefico svolto dall’idrossiclorochina nei pazienti con trombosi e delle immunoglobuline in quelle pazienti in gravidanza.

La Professoressa Pierangeli, organizzatrice peraltro del Congresso appena conclusosi in Texas sull’APS a Galveston (APLAR 2010), ha presentato una nuova molecola di interesse nel trattamento della sindrome (recettore antagonista della componente C5a del complemento, n.d.r.), discutendone gli effetti in vitro ed in vivo.

Sistema Complementare che ha avuto risonanza in quanto possibile marcatore utile nel monitoraggio della gravidanza in APS.

Di grande interesse infine i lavori sullo studio della patogenesi della malattia, ed in particolare sui vari meccanismi d’azione degli anti-fosfolipidi (soprattutto degli anti-b2GPI) e sul ruolo potenziale di altri autoanticorpi, quali gli anti-vimentina.

Il Prof. Sorice, responsabile del laboratorio di autoimmunità del nostro nosocomio, ha portato uno studio di collaborazione con il nostro gruppo dove veniva evidenziato il ruolo proprio di tali autoanticorpi in un sottogruppo di pazienti con trombosi ma senza la presenza dei classici anticorpi anti-fosfolipidi.

Congress_speaker

Carlo Perricone durante la Conferenza

 

LEGGI L’ARTICOLO SU LA REPUBBLICA:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/24/pandemie-con-sponsor-epidemie-senza-nome.html

Quest’anno, ed in particolare in questo periodo, si sta verificando a Roma come in altre parti d’Italia (e del mondo) una vera e propria epidemia. Oltremanica lo chiamano il “Winter bug”, una patologia caratterizzata da nausea con vomito, quindi febbre, e dunque dolore allo stomaco accompagnato a diarrea che sta colpendo diffusamente gli Italiani.

La classica gastroenterite, si direbbe.

Sembra però quest’anno essere un’infezione di una certa rilevanza, una forma particolarmente virulenta, molto spesso più severa e debilitante, che, cito fonti estere, ha provocato la chiusura di intere strutture ospedaliere, nonché di reparti e scuole.

Eppure non se ne parla.

La causa è un virus, il Norovirus, che annualmente si presenta provocando tale sintomatologia con due picchi (siamo nel secondo) andando a colpire fino ad 1.000.000 di persone. Un virus che quest’anno pare abbia la caratteristica di essere estremamente trasmissibile per cui si raccomanda alle persone colpite di restare a casa fino ai due giorni successivi al termine della sintomatologia.

Eppure, non se ne parla.

Va detto, è una patologia senza rimedi farmacologici specifici, ed il rimedio principe rimane una appropriata idratazione ed il riposo, evitando possibilmente i farmaci sintomatici e soprattutto gli antidiarroici.

Mi chiedo se allora per far parlare di sé, una malattia debba avere degli sponsor: le case farmaceutiche. Ogni anno viviamo la pressione mediatica causata dall’influenza stagionale. Il 2009 è l’anno dell’incubo-influenza A: che fine ha fatto? Qual è stato il suo reale impatto sulla popolazione? Dove sono quelle milioni di dosi di vaccino comprate dal nostro governo (con i nostri soldi)?

Tornando al problema attuale, qual è il servizio di informazione per i cittadini che stanno vivendo un’altra epidemia?

Un’epidemia senza nome, non per questo senza vittime.

 

Il sito.

On 2 novembre 2009, in Archivio, Senza categoria, by Carlo

Per permettere che l’ entusiasmo di portare avanti un progetto quotidiano di crescita umana e professionale trovi uno spazio di  espressione ed una sede nella quale imparare dall’apporto di tutti voi naviganti.

C.