E’ appena terminato il VII Congresso Internazionale sull’Autoimmunità che si è svolto a Lubiana in Slovenia.
Numerosi sono stati gli spunti di discussione ed approfondimento di questo evento che ha accolto [b]1600 medici e scienziati da oltre 100 nazioni.[/b]
I contributi presentati sul [b]LES e sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi [/b]hanno rappresentato la maggioranza delle comunicazioni ed hanno spaziato sulle più diverse tematiche comprendendo l’etiopatogenesi, la diagnostica, la clinica, la ricerca di laboratorio e le prospettive terapeutiche di entrambe le malattie.
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Fra i lavori più significativi sul [b]LES[/b] citiamo:
“A NOVEL TOLEROGENIC PEPTIDE, HCDR1, FOR THE SPECIFIC TREATMENT OF SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS” di E. Mozes del Weizmann Institute of Science, che ha discusso la scoperta di un nuovo peptide in grado di modulare la risposta immunitaria forse mediante un’interazione con l’interferon-gamma, che potrebbe aprire la strada a future strategie terapeutiche, soprattutto in quei pazienti con prevalente coinvolgimento neuropsichiatrico.
Pavlovic e colleghi hanno invece trovato una possibile associazione molecolare fra il PARVOVIRUS B19 e il LES.
Molto interesse ha riscosso il lavoro presentato da Putterman e colleghi che hanno identificato una molecola (Neutrophil gelatinase-associated lipocalin (NGAL) n.d.r.) come possibile marcatore di attività di malattia nella nefrite lupica.
Il gruppo della Professoressa Afeltra del Campus di Roma ha presentato un lavoro sulla leptina, una molecola facente parte della famiglia delle adipochine, i cui livelli sarebbero alterati nei pazienti con LES nei quali concomita la presenza di sindrome metabolica ed altri fattori di rischio cardiovascolare.
Fra gli studi sperimentali su modelli murini ricordiamo l’intervento del gruppo afferente all’Università di Tromso che poneva in evidenza la capacità dell’eparina di inibire la produzione di autoanticorpi in topi con la nefrite lupica.
Diversi sono stai gli interventi che hanno esplorato il ruolo svolto dalle diverse sottopopolazioni leucocitarie (cellule B, cellule T, cellule NK, cellule dendritiche e così via) nei pazienti con LES, dimostrando come spesso vi è un’alterazione sia del numero che dell’attività che del fenotipo espresso da tali cellule.
Fra gli interventi che hanno riscosso maggiore interesse, l’inglese del St Thomas’ Hospital David Cruz ha portato un breve revisione della letteratura sui trial clinici in corso e presenti in letteratura nel LES. In particolare, la disquisizione verteva sulla recente pubblicazione del fallimento di un trial sul Rituximab nei pazienti affetti da  LES, su come tale risultato possa essere stato influenzato da numerosi fattori non trovando corrispettivo nella restante letteratura su pazienti trattai off-label.
Diversi peraltro sono stati i contributi che riportavano casistiche con ottimi risultati in pazienti affetti da LES e trattati con Rituximab.
Inoltre, venivano discussi i promettenti risultati forniti dai trials sul Belimumab, un altro farmaco monoclonale alla sperimentazione del quale ha partecipato anche il [b]nostro Centro[/b].
Sulla scia di una pubblicazione del gruppo di Yehuda Shoenfeld dello scorso anno, alcuni contributi hanno esplorato la capacità olfattoria nel pazienti con LES, confermando una riduzione di questa soprattutto nei pazienti con coinvolgimento neuropsichiatrico.
Per quel che riguarda la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), si è vista anche in tal caso la partecipazione dei maggiori esperti internazionali in materia, fra i quali lo scopritore della Sindrome, Prof. Graham Hughes.
Le comunicazioni di maggiore rilievo hanno riguardato tematiche inerenti alla terapia, ad esempio è stato ribadito il ruolo benefico svolto dall’idrossiclorochina nei pazienti con trombosi e delle immunoglobuline in quelle pazienti in gravidanza.
La Professoressa Pierangeli, organizzatrice peraltro del Congresso appena conclusosi in Texas sull’APS a Galveston (APLAR 2010), ha presentato una nuova molecola di interesse nel trattamento della sindrome (recettore antagonista della componente C5a del complemento, n.d.r.), discutendone gli effetti in vitro ed in vivo.
Sistema Complementare che ha avuto risonanza in quanto possibile marcatore utile nel monitoraggio della gravidanza in APS.
Di grande interesse infine i lavori sullo studio della patogenesi della malattia, ed in particolare sui vari meccanismi d’azione degli anti-fosfolipidi (soprattutto degli anti-b2GPI) e sul ruolo potenziale di altri autoanticorpi, quali gli anti-vimentina.
[b]Il Prof. Sorice, responsabile del laboratorio di autoimmunità del nostro nosocomio, ha portato uno studio di collaborazione con il nostro gruppo dove veniva evidenziato il ruolo proprio di tali autoanticorpi in un sottogruppo di pazienti con trombosi ma senza la presenza dei classici anticorpi anti-fosfolipidi.[/b]

E’ appena terminato il VII Congresso Internazionale sull’Autoimmunità che si è svolto a Lubiana in Slovenia.

autoimmunity

Il logo del Congresso

Numerosi sono stati gli spunti di discussione ed approfondimento di questo evento che ha accolto 1600 medici e scienziati da oltre 100 nazioni.

I contributi presentati sul LES e sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi hanno rappresentato la maggioranza delle comunicazioni ed hanno spaziato sulle più diverse tematiche comprendendo l’etiopatogenesi, la diagnostica, la clinica, la ricerca di laboratorio e le prospettive terapeutiche di entrambe le malattie.

immagini dal Congresso

Immagini dal Congresso

Fra i lavori più significativi sul LES citiamo:

“A NOVEL TOLEROGENIC PEPTIDE, HCDR1, FOR THE SPECIFIC TREATMENT OF SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS” di E. Mozes del Weizmann Institute of Science, che ha discusso la scoperta di un nuovo peptide in grado di modulare la risposta immunitaria forse mediante un’interazione con l’interferon-gamma, che potrebbe aprire la strada a future strategie terapeutiche, soprattutto in quei pazienti con prevalente coinvolgimento neuropsichiatrico.

Pavlovic e colleghi hanno invece trovato una possibile associazione molecolare fra il PARVOVIRUS B19 e il LES.

Molto interesse ha riscosso il lavoro presentato da Putterman e colleghi che hanno identificato una molecola (Neutrophil gelatinase-associated lipocalin (NGAL) n.d.r.) come possibile marcatore di attività di malattia nella nefrite lupica.

Il gruppo della Professoressa Afeltra del Campus di Roma ha presentato un lavoro sulla leptina, una molecola facente parte della famiglia delle adipochine, i cui livelli sarebbero alterati nei pazienti con LES nei quali concomita la presenza di sindrome metabolica ed altri fattori di rischio cardiovascolare.

Fra gli studi sperimentali su modelli murini ricordiamo l’intervento del gruppo afferente all’Università di Tromso che poneva in evidenza la capacità dell’eparina di inibire la produzione di autoanticorpi in topi con la nefrite lupica.

Diversi sono stai gli interventi che hanno esplorato il ruolo svolto dalle diverse sottopopolazioni leucocitarie (cellule B, cellule T, cellule NK, cellule dendritiche e così via) nei pazienti con LES, dimostrando come spesso vi è un’alterazione sia del numero che dell’attività che del fenotipo espresso da tali cellule.

Fra gli interventi che hanno riscosso maggiore interesse, l’inglese del St Thomas’ Hospital David Cruz ha portato un breve revisione della letteratura sui trial clinici in corso e presenti in letteratura nel LES. In particolare, la disquisizione verteva sulla recente pubblicazione del fallimento di un trial sul Rituximab nei pazienti affetti da  LES, su come tale risultato possa essere stato influenzato da numerosi fattori non trovando corrispettivo nella restante letteratura su pazienti trattai off-label.

Diversi peraltro sono stati i contributi che riportavano casistiche con ottimi risultati in pazienti affetti da LES e trattati con Rituximab.

Inoltre, venivano discussi i promettenti risultati forniti dai trials sul Belimumab, un altro farmaco monoclonale alla sperimentazione del quale ha partecipato anche il nostro Centro.

Sulla scia di una pubblicazione del gruppo di Yehuda Shoenfeld dello scorso anno, alcuni contributi hanno esplorato la capacità olfattoria nel pazienti con LES, confermando una riduzione di questa soprattutto nei pazienti con coinvolgimento neuropsichiatrico.

with Prof. Shoenfeld

Carlo Perricone con il Prof. Shoenfeld e la Prof.ssa de Carolis

Per quel che riguarda la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), si è vista anche in tal caso la partecipazione dei maggiori esperti internazionali in materia, fra i quali lo scopritore della Sindrome, Prof. Graham Hughes.

Le comunicazioni di maggiore rilievo hanno riguardato tematiche inerenti alla terapia, ad esempio è stato ribadito il ruolo benefico svolto dall’idrossiclorochina nei pazienti con trombosi e delle immunoglobuline in quelle pazienti in gravidanza.

La Professoressa Pierangeli, organizzatrice peraltro del Congresso appena conclusosi in Texas sull’APS a Galveston (APLAR 2010), ha presentato una nuova molecola di interesse nel trattamento della sindrome (recettore antagonista della componente C5a del complemento, n.d.r.), discutendone gli effetti in vitro ed in vivo.

Sistema Complementare che ha avuto risonanza in quanto possibile marcatore utile nel monitoraggio della gravidanza in APS.

Di grande interesse infine i lavori sullo studio della patogenesi della malattia, ed in particolare sui vari meccanismi d’azione degli anti-fosfolipidi (soprattutto degli anti-b2GPI) e sul ruolo potenziale di altri autoanticorpi, quali gli anti-vimentina.

Il Prof. Sorice, responsabile del laboratorio di autoimmunità del nostro nosocomio, ha portato uno studio di collaborazione con il nostro gruppo dove veniva evidenziato il ruolo proprio di tali autoanticorpi in un sottogruppo di pazienti con trombosi ma senza la presenza dei classici anticorpi anti-fosfolipidi.

Congress_speaker

Carlo Perricone durante la Conferenza

 

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