Nella rubrica del 10/02/2011 su Rai-Tg2 Medicina 33, a cura di Luciano Onder, è andato in onda un NUOVO servizio sulla Lupus Clinic della Sapienza Università di Roma.

Il servizio contiene l’intervista al Prof. Valesini e al Responsabile della Lupus Clinic del Policlinico Umberto I, Prof. Conti, i quali hanno discusso in breve sulle caratteristiche della patologia e sulle misure messe in atto nella nostra struttura per la gestione appropriata dei pazienti con LES al fine di migliorarne ogni aspetto della qualità di vita.

Di seguito potrete trovare il link al sito della rai.

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-9f02426b-75c0-4380-88bf-72df638339c3.html

dal quale poi, selezionando la puntata del 10/02/2011, potrete visionare il servizio.

 

Laura Andreoli, Maria Teresa Tuccio, Pierpaolo Dall’Aglio e Carlo Perricone

Il dott. Carlo Perricone è risultato vincitore di un sostegno economico per partecipare al 74th Annual Scientific Meeting of the ACR,  Atlanta 6-11 Novembre 2010 bandito dal Gruppo Italiano LES.

http://www.lupus-italy.org/progetti-finanziamenti-da2009/2010-ACR-ATLANTAxICARO63.pdf


L’ACR,  American College of Rheumatology, è la più autorevole istituzione americana in ambito reumatologico. Il Convegno annuale è uno dei principali congressi internazionali e richiama più di 10.000 partecipanti ogni anno da tutte le parti del mondo.
Grande spazio viene dedicato sia alla ricerca di base sia alle nuove acquisizioni in ambito diagnostico e terapeutico.  Oltre ai Simposi Clinici e di Ricerca, tenuti da relatori
di riconosciuta valenza scientifica, il Meeting ACR offre anche la possibilità di entrare
in contatto con le “novità” sperimentali tramite comunicazioni orali da parte dei ricercatori, e di partecipare ad incontri a piccoli gruppi (“Meet the Professor”) con professori di nota e consolidata esperienza in particolari settori della reumatologia.

Un sentito ringraziamento va all’Associazione dei malati di LES-Gruppo Italiano LES per le iniziative promulgate che rappresentano uno stimolo costante alla crescita umana e professionale dei giovani medici interessati nella patologia.


Estratto da ICARO

 

Congresso ACR Atlanta 2010

On 24 Novembre 2010, in Archivio, Senza categoria, by Carlo

Dal 6 all’11 novembre 2010 si è svolto ad Atlanta (Georgia, Stati Uniti) il 76^ Meeting Annuale dell’American College of Rheumatology (ACR). Si tratta di uno dei principali congressi internazionali in ambito reumatologico che richiama più di 10.000 partecipanti ogni anno. Grande spazio viene dedicato sia alla ricerca di base nelle malattie reumatiche, sia alle nuove acquisizioni in ambito diagnostico e terapeutico.

American College of Rheumatology 2010

Oltre ai Simposi Clinici e di Ricerca, tenuti da relatori di riconosciuta valenza scientifica, il Meeting ACR offre anche la possibilità di entrare in contatto con le “novità” sperimentali tramite comunicazioni orali da parte dei ricercatori, e di partecipare ad incontri a piccoli gruppi (“Meet the Professor”) con professori di nota e consolidata esperienza in particolari settori della reumatologia. [img]4cbefdede67ef.jpg[/img] Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è certamente una delle tematiche di maggiore interesse e, anche quest’anno, numerose sono state le sessioni scientifiche dedicate a questa malattia. Due sono stati i Simposi Clinici dedicati al LES. Il primo ha fatto il punto sulla ricerca sulle nuove terapie nel LES e su come i dati sperimentali ottenuti in modelli animali possano essere utilizzati per la terapia nell’uomo. In particolare, può risultare sorprendente come terapie che nell’animale producono risultati incoraggianti (come i farmaci che eliminano i linfociti B, tra cui il più noto è il rituximab, anti-CD20) non riescano poi a riprodurre tale successo negli studi clinici di sperimentazione nei pazienti. Diverse possono essere le spiegazioni di questa discrepanza: i relatori del simposio hanno in particolare sottolineato come, da un lato, il LES sia una malattia multifattoriale complessa e quindi una terapia diretta verso un singolo componente del sistema immunitario può non essere sufficiente in alcuni pazienti; dall’altro lato, differenze metodologiche tra vari protocolli di sperimentazione possono rendere conto di esiti discordanti. Ciò che è condiviso è certamente l’entusiasmo verso le nuove terapie per il LES, nella speranza di poter offrire un sempre migliore controllo della malattia, utilizzando al minimo quei farmaci che, come il cortisone, possono sulla lunga distanza portare ad effetti indesiderati (come l’osteoporosi, la cataratta, il diabete). Il secondo Simposio Clinico ha trattato diffusamente dell’interessamento neuropsichiatrico nel LES.  Si stima che almeno il 25% dei pazienti possa presentare manifestazioni neuropsichiatriche fin dall’esordio di malattia, le più comuni delle quali sono accidenti cerebrovascolari, cefalea, disfunzione cognitiva, epilessia, disturbi dell’umore, psicosi.  Il problema fondamentale rimane attribuire tali eventi neuropsichiatrici alla malattia lupica che di per sé può non essere un compito semplice per il medico.  È per questo motivo che la ricerca è indirizzata verso l’identificazione di nuovi marcatori biologici (es. autoanticorpi) che possano essere indicativi di malattia lupica a livello cerebrale. Anche dal punto di vista delle indagini strumentali, si stanno studiando metodiche più raffinate rispetto alla tomografia computerizzata e alla risonanza magnetica. Tutto questo per cercare di definire meglio l’origine del disturbo neuropsichiatrico, in modo tale da poter approntare un trattamento farmacologico che sia il più mirato possibile. Le comunicazioni orali sul LES hanno spaziato dalla genetica, ai modelli animali, all’approfondimento di particolari aspetti clinici (l’interessamento renale e cardiovascolare) e, ovviamente, alle novità sul trattamento, non solo con i nuovi farmaci “biologici” ma anche su come utilizzare meglio farmaci considerati “tradizionali”. Dati molto interessanti derivano, ad esempio, da un’ampia coorte internazionale di 1593 pazienti seguiti dall’anno 2000.  La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è risultata essere del 97,5%, un tasso di gran lunga migliore rispetto a quello osservabile 30-40 anni fa, segno che probabilmente il LES viene diagnosticato e trattato in maniera più precoce e più efficace. Interessante notare come in questo studio, similmente ad altri precedenti, l’assunzione di idrossiclorochina (Plaquenil®) si associava positivamente alla sopravvivenza.  Dunque, un farmaco “tradizionale”, generalmente ben tollerato e senza particolari effetti collaterali, viene certamente rivalutato come cardine del trattamento del LES. E non solo: l’Idrossiclorichina si è dimostrata anche in grado di prevenire lo sviluppo delle complicanze cardiovascolari nei neonati nati da madri con positività degli anti-SSA/Ro. A supporto di tali effetti benefici dell’idrossiclorochina, una comunicazione orale da parte di un gruppo di ricercatori francesi ha mostrato come bassi di livelli di farmaco nel sangue si associno ad una maggiore attività di malattia lupica (in questo caso erano stati analizzati pazienti con manifestazioni cutanee). Questo dato suggerisce l’importanza di una corretta e costante assunzione del farmaco da parte del paziente e di un’attenta modulazione del dosaggio da parte del medico, qualora la risposta clinica non fosse quella attesa. Sempre dal punto di vista della terapia, un contributo stimolante è stato portato dal Prof. Andrea Doria di Padova. Sono stati presentati i risultati di uno studio sull’utilizzo di una formulazione gastroprotetta di micofenolato sodico nel trattamento della nefrite lupica, in associazione a diversi regimi di cortisone. È stato dimostrato che un dosaggio dimezzato di cortisone rispetto a quello standard risulta meglio tollerabile in termini di effetti collaterali, consentendo comunque di ottenere una remissione della nefrite. Questo è sicuramente un dato incoraggiante su un possibile miglior utilizzo del cortisone.Altre relazioni di rilievo hanno interessato una molecola, il cui nome è C4d, come marcatore di mortalità e di severità della nefrite lupica. Di interesse in quanto avere a disposizione un marcatore che ci indichi lo stato del paziente e ci aiuti a stabilire la prognosi stessa può permettere di adottare la terapia più appropriata per ciascun paziente. Allo stesso modo diverse relazioni vertevano sulla necessità di trovare un indicatore di risposta alla terapia nella nefrite lupica, da un lato ponendo in evidenza come i criteri attuali di remissione andrebbero rivalutati, dall’altro come anche ripetere multiple biopsie renali può non sempre essere la strada da seguire.I dati di genetica hanno dimostrato ancora una volta come il LES sia una malattia multigenica, dove diversi geni interagiscono per dare malattia. Sono state inoltre ulteriormente evidenziate le differenze genetiche fra le varie popolazioni (bianchi caucasici, africani, ispanici…) affette da LES. Ancora una volta è stata sottolineata l’importanza di eseguire esercizio fisico come terapia preventiva delle complicanze cardiovascolari (infarti, ictus, ipertensione) così frequenti e così rilevanti nei pazienti con LES. Di concerto, i livelli di angiotensina (alti), colesterolo (alti) e Vitamina D (bassi) potrebbero contribuire allo sviluppo della malattia aterosclerotica in corso di LES. E’ per tale ragione che si è andati a studiare come alcuni farmaci, in particolar modo il micofenolato mofetile (Cell Cept®) e l’idrossiclorochina, ma non l’azatioprina, possano migliorare la funzione del colesterolo HDL (quello buono, per intenderci), in donne affette da LES. Non ultimo, si è evidenziato come alcune vaccinazioni (fra cui quella anti-influenzale) siano sicure nei pazienti con malattie autoimmuni, incluso il LES, e pertanto raccomandabili. Ma una delle sessioni di maggiore interesse è stata certamente quella inerente i nuovi farmaci. A qualche giorno di distanza dalla fine del Congresso, è stato annunciato che a grande maggioranza (13 a 2), gli esperti dell’FDA (Food and Drug Administration) Arthritis Advisory Committee, riunitisi il 16 Novembre, hanno dato parere positivo all’approvazione dell’anticorpo monoclonale belimumab per la terapia del LES. Una volta approvato in via definitiva, belimumab sarà posto in commercio con il marchio Benlysta® (per l’Europa, in particolare l’Italia, sarà necessario attendere almeno 2 anni). Il dossier depositato all’FDA comprende i risultati di due studi di fase III (BLISS 52 e BLISS 76) che hanno arruolato complessivamente un totale di 1.684 pazienti con LES, i risultati dei quali sono stati presentati dalla professoressa Merrill durante il congresso. Trial ai quali ha partecipato anche il nostro gruppo (vedi sezione “STUDI CLINICI”).
Belimumab è il primo di una nuova classe di farmaci definiti inibitori specifici dello stimolatore dei linfociti B o BLyS, una molecola che stimola l’attività e la produzione dei linfociti B, quelle cellule deputate alla produzione di anticorpi. Il farmaco è un anticorpo monoclonale che riconosce in modo specifico ed inibisce l’attività biologica di questa molecola, il BLyS. L’introduzione di un nuovo farmaco può dirsi rivoluzionaria nella terapia del LES, se pensiamo che da oltre 30 anni non vengono registrati nuovi farmaci nella malattia. I risultati emersi dalle due principali sperimentazioni di Fase III, BLISS-52 e BLISS-76, suggeriscono che belimumab è in grado di ridurre l’attività della malattia nel LES ed anche l’occorrenza di riacutizzazioni severe. Un farmaco relativamente sicuro i cui principali eventi avversi osservati sono stati infezioni ed eventi neuropsichiatrici. Accanto al Belimumab, per il quale vi è grande attesa, diversi altri farmaci si stanno dimostrando efficaci, quali il Laquinimod (già usato nella terapia della sclerosi multipla), l’Abetimus Sodium (serve a tollerizzare i linfociti B, ovvero ad evitare che sviluppino una risposta autoimmune), l’Epratuzumab (anti-CD22), che è già ad una fase di studio avanzato (fase IIb), l’Ocrelizumab (anti-CD20, simile al Rituximab), l’Abatacept (CTLA4Ig, farmaco già usato nella terapia dell’artrite reumatoide), ed un altro estremamente promettente, ed anch’esso già usato nella terapia dell’artrite reumatoide, il Tocilizumab (anti-IL6).

 

Si è tenuto a ROMA l’11° congresso annuale della European League Against Rheumatism (EULAR), la lega che riunisce tutte le società europee di reumatologia e le principali associazioni di malati impegnate nella diagnosi, cura e ricerca delle malattie reumatiche.

Il logo dell'EULAR

La nuova fiera di Roma

Il totale degli iscritti tra medici, ricercatori e pazienti, è stato di 15.489, provenienti da 118 paesi diversi, il più alto raggiunto da un congresso di Reumatologia. La delegazione italiana, composta da 1166 iscritti, è risultata seconda per numerosità dopo quella francese. Oltre a rappresentare l’edizione del congresso con il più alto numero di partecipanti attesi, l’EULAR ha totalizzato anche il più alto numero di contributi scientifici da parte di ricercatori di tutta Europa (oltre 3.500). Il contributo scientifico italiano è risultato tra i primi in termini di abstract (i riassunti con cui vengono presentate le ricerche scientifiche) (dati SIR- Società Italiana di Reumatologia) Come ogni anno tre intere sessioni scientifiche sono state dedicate completamente alla trattazione del Lupus Eritematoso Sistemico (LES) e della sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi (APS). I temi affrontati hanno spaziato dalla patogenesi, alla cura e alla diagnosi precoce di queste patologie e delle malattie associate (osteoporosi, malattie cardiovascolari, diabete indotto da sterodi). La patogenesi del LES, ovvero la causa che ne determina la comparsa, resta tutt’oggi poco chiara. Si riconoscono tre principali fattori di rischio: la predisposizione genetica, i fattori ormonali e la presenza di un fattore scatenante non ancora precisamente identificato (ambientale, infettivo, chimico-farmacologico). Nell’ambito della predisposizione genetica, il professor TJ. Vyse (Londra) ha presentato all’EULAR alcuni studi sul gene OX40L, effettuati grazie a collaborazioni internazionali. Alcune varianti di questo gene determinano un aumento della produzione della proteina OX40L capace a sua volta di determinare un’iperattività del sistema immunitario simile a quella riscontrabile nei pazienti affetti da LES. I soggetti con tale variante genetica presenterebbero secondo questi studi un rischio aumentato di andare incontro alla malattia. Nuove evidenze suggeriscono l’importanza dell’impiego dell’idrossiclorochina (plaquenil) nella cura del LES. Questo farmaco si è dimostrato capace di ridurre i livelli di una molecola pro-infiammatoria, cioè capace di indurre infiammazione, coinvolta nella patogenesi del LES: l’interleuchina 18 (A. Abou- Raya, Alessandria d’Egitto). Le interleuchine sono molecole proteiche prodotte dalle cellule del sistema immunitario in risposta ad uno stimolo ed in grado di modificare il comportamento di altre cellule. Molte ricerche epidemiologiche suggeriscono che il rischio di malattia cardiovascolare (infarto, ictus) è aumentato nel LES. L’aterosclerosi, accumulo di lipidi (grassi) nei vasi arteriosi, è la causa principale della malattie cardiovascolari (CVD) e può essere considerata una malattia infiammatoria in cui il sistema immunitario svolge un ruolo importante. Combattere l’aterosclerosi vuol dire combattere quei fattori che la determinano. Tra questi, nei pazienti con lupus, troviamo oltre ai fattori di rischio tradizionali come l’ipertensione, il diabete, l’abitudine tabagistica nuovi fattori rischio (non tradizionali) legati al processo infiammatorio. Molti ricercatori sono impegnati nell’individuazione dei fattori di rischio non tradizionali e all’utilizzo di metodiche non invasive per poter identificare i pazienti a rischio di aterosclerosi ancor prima che essa compaia. Tra i lavori presentati all’EULAR citiamo quello condotto dai ricercatori di Stoccolma (Anania) i quali hanno studiato i livelli di alcuni anticorpi protettivi nei confronti dell’aterosclerosi: gli anticorpi naturali contro la fosforilcolina (anti-PC). I bassi livelli di anti-PC sembrerebbero essere più comuni nei pazienti affetti da LES rispetto ai controlli. Secondo gli autori gli anti-PC potrebbero essere nel LES un marker di rischio anche con un potenziale terapeutico. Il rischio di andare incontro ad una nuova trombosi nei pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) è alta. Molti ricercatori stanno cercando di identificare le caratteristiche del paziente candidato al nuovo evento. Osservazioni sperimentali suggeriscono che le piastrine sono un attore importante nella patogenesi della trombosi. In un interessante studio del gruppo di C. Gavris, (Romania) è stata valutata la capacità di 2 molecole di attivazione piastrinica, la P selectina e sCD40L, di predire un nuovo evento trombotico nei pazienti APS. Tra queste due molecole solamente la P selectina si è dimostrata capace di predire una nuova trombosi. Anche se i risultati sono incoraggianti si tratta comunque di uno studio preliminare che necessita di ulteriori validazioni. Anche il gruppo della Sapienza ha portato in questo ambito la propria esperienza. Nella sua relazione il prof. Valesini ha mostrato i dati raccolti presso la nostra Lupus Clinic che mostrano come a maggior rischio di evento vascolare, siano quei soggetti che oltre alla positività per gli anticorpi antifosfolipidi, hanno simultaneamente altri fattori di rischio tradizionali come: l’ipertensione arteriosa, il sovrappeso e l’obesità, il fumo, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia, uso di estro progestinici, immobilità prolungata.

 

Si è concluso da poco il IX Congresso Internazionale sul Lupus Eritematoso Sistemico, che si è svolto a Vancouver in Canada dal 24 al 27 Giugno ultimo scorso.
Numerosi sono stati gli argomenti di discussione ed approfondimento di questo congresso che ha richiamato medici che si occupano in modo specifico di questa malattia
Sono stati presentati dati su nuovi geni recentemente associati alla malattia, quali ITGAM, importante nel coinvolgimento renale, STAT4 e MECP2/IRAK1.
Sono state inoltre presentate le nuove tecnologie per lo studio del DNA di pazienti affetti da LES. Ampio spazio è stato dato ai nuovi farmaci in fase di sperimentazione. Tra questi, ricordiamo il Belimumab, al quale trial di sperimentazione ha partecipato anche il nostri gruppo. Sono stati presentati i risultati ottenuti dopo 52 e 76 settimane di trattamento che hanno mostrato una riduzione dell’attività di malattia ed un buon profilo di sicurezza.
Altri farmaci in corso di sperimentazione sono l’Epratuzumab ed il Rontalizumab, che hanno presentato risultati iniziali incoraggianti.
Sono stati inoltre presentati i risultati relativi all’efficacia del Rituximab sul quale il nostro gruppo ha portato un contributo in un abstract dal titolo “Good safety profile of rituximab therapy in systemic lupus erythematosus: an observational study over a 5-year period” presentato dal Dott. Carlo Perricone.
Infine, si è discusso sugli strumenti di definizione della qualità della vita dei pazienti affetti da LES mediante l’utilizzo di questionari specifici. Anche in questo topic il nostro gruppo ha fornito il proprio contributo con una presentazione della Dott.ssa Fulvia Ceccarelli dal titolo “Quality of life in patients affected by systemic lupus erythematosus: correlation with disease activity and chronic damage indexes”.

 
E’ appena terminato il VII Congresso Internazionale sull’Autoimmunità che si è svolto a Lubiana in Slovenia.
Numerosi sono stati gli spunti di discussione ed approfondimento di questo evento che ha accolto [b]1600 medici e scienziati da oltre 100 nazioni.[/b]
I contributi presentati sul [b]LES e sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi [/b]hanno rappresentato la maggioranza delle comunicazioni ed hanno spaziato sulle più diverse tematiche comprendendo l’etiopatogenesi, la diagnostica, la clinica, la ricerca di laboratorio e le prospettive terapeutiche di entrambe le malattie.
[img]top.jpg[/img]
Fra i lavori più significativi sul [b]LES[/b] citiamo:
“A NOVEL TOLEROGENIC PEPTIDE, HCDR1, FOR THE SPECIFIC TREATMENT OF SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS” di E. Mozes del Weizmann Institute of Science, che ha discusso la scoperta di un nuovo peptide in grado di modulare la risposta immunitaria forse mediante un’interazione con l’interferon-gamma, che potrebbe aprire la strada a future strategie terapeutiche, soprattutto in quei pazienti con prevalente coinvolgimento neuropsichiatrico.
Pavlovic e colleghi hanno invece trovato una possibile associazione molecolare fra il PARVOVIRUS B19 e il LES.
Molto interesse ha riscosso il lavoro presentato da Putterman e colleghi che hanno identificato una molecola (Neutrophil gelatinase-associated lipocalin (NGAL) n.d.r.) come possibile marcatore di attività di malattia nella nefrite lupica.
Il gruppo della Professoressa Afeltra del Campus di Roma ha presentato un lavoro sulla leptina, una molecola facente parte della famiglia delle adipochine, i cui livelli sarebbero alterati nei pazienti con LES nei quali concomita la presenza di sindrome metabolica ed altri fattori di rischio cardiovascolare.
Fra gli studi sperimentali su modelli murini ricordiamo l’intervento del gruppo afferente all’Università di Tromso che poneva in evidenza la capacità dell’eparina di inibire la produzione di autoanticorpi in topi con la nefrite lupica.
Diversi sono stai gli interventi che hanno esplorato il ruolo svolto dalle diverse sottopopolazioni leucocitarie (cellule B, cellule T, cellule NK, cellule dendritiche e così via) nei pazienti con LES, dimostrando come spesso vi è un’alterazione sia del numero che dell’attività che del fenotipo espresso da tali cellule.
Fra gli interventi che hanno riscosso maggiore interesse, l’inglese del St Thomas’ Hospital David Cruz ha portato un breve revisione della letteratura sui trial clinici in corso e presenti in letteratura nel LES. In particolare, la disquisizione verteva sulla recente pubblicazione del fallimento di un trial sul Rituximab nei pazienti affetti da  LES, su come tale risultato possa essere stato influenzato da numerosi fattori non trovando corrispettivo nella restante letteratura su pazienti trattai off-label.
Diversi peraltro sono stati i contributi che riportavano casistiche con ottimi risultati in pazienti affetti da LES e trattati con Rituximab.
Inoltre, venivano discussi i promettenti risultati forniti dai trials sul Belimumab, un altro farmaco monoclonale alla sperimentazione del quale ha partecipato anche il [b]nostro Centro[/b].
Sulla scia di una pubblicazione del gruppo di Yehuda Shoenfeld dello scorso anno, alcuni contributi hanno esplorato la capacità olfattoria nel pazienti con LES, confermando una riduzione di questa soprattutto nei pazienti con coinvolgimento neuropsichiatrico.
Per quel che riguarda la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), si è vista anche in tal caso la partecipazione dei maggiori esperti internazionali in materia, fra i quali lo scopritore della Sindrome, Prof. Graham Hughes.
Le comunicazioni di maggiore rilievo hanno riguardato tematiche inerenti alla terapia, ad esempio è stato ribadito il ruolo benefico svolto dall’idrossiclorochina nei pazienti con trombosi e delle immunoglobuline in quelle pazienti in gravidanza.
La Professoressa Pierangeli, organizzatrice peraltro del Congresso appena conclusosi in Texas sull’APS a Galveston (APLAR 2010), ha presentato una nuova molecola di interesse nel trattamento della sindrome (recettore antagonista della componente C5a del complemento, n.d.r.), discutendone gli effetti in vitro ed in vivo.
Sistema Complementare che ha avuto risonanza in quanto possibile marcatore utile nel monitoraggio della gravidanza in APS.
Di grande interesse infine i lavori sullo studio della patogenesi della malattia, ed in particolare sui vari meccanismi d’azione degli anti-fosfolipidi (soprattutto degli anti-b2GPI) e sul ruolo potenziale di altri autoanticorpi, quali gli anti-vimentina.
[b]Il Prof. Sorice, responsabile del laboratorio di autoimmunità del nostro nosocomio, ha portato uno studio di collaborazione con il nostro gruppo dove veniva evidenziato il ruolo proprio di tali autoanticorpi in un sottogruppo di pazienti con trombosi ma senza la presenza dei classici anticorpi anti-fosfolipidi.[/b]

E’ appena terminato il VII Congresso Internazionale sull’Autoimmunità che si è svolto a Lubiana in Slovenia.

autoimmunity

Il logo del Congresso

Numerosi sono stati gli spunti di discussione ed approfondimento di questo evento che ha accolto 1600 medici e scienziati da oltre 100 nazioni.

I contributi presentati sul LES e sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi hanno rappresentato la maggioranza delle comunicazioni ed hanno spaziato sulle più diverse tematiche comprendendo l’etiopatogenesi, la diagnostica, la clinica, la ricerca di laboratorio e le prospettive terapeutiche di entrambe le malattie.

immagini dal Congresso

Immagini dal Congresso

Fra i lavori più significativi sul LES citiamo:

“A NOVEL TOLEROGENIC PEPTIDE, HCDR1, FOR THE SPECIFIC TREATMENT OF SYSTEMIC LUPUS ERYTHEMATOSUS” di E. Mozes del Weizmann Institute of Science, che ha discusso la scoperta di un nuovo peptide in grado di modulare la risposta immunitaria forse mediante un’interazione con l’interferon-gamma, che potrebbe aprire la strada a future strategie terapeutiche, soprattutto in quei pazienti con prevalente coinvolgimento neuropsichiatrico.

Pavlovic e colleghi hanno invece trovato una possibile associazione molecolare fra il PARVOVIRUS B19 e il LES.

Molto interesse ha riscosso il lavoro presentato da Putterman e colleghi che hanno identificato una molecola (Neutrophil gelatinase-associated lipocalin (NGAL) n.d.r.) come possibile marcatore di attività di malattia nella nefrite lupica.

Il gruppo della Professoressa Afeltra del Campus di Roma ha presentato un lavoro sulla leptina, una molecola facente parte della famiglia delle adipochine, i cui livelli sarebbero alterati nei pazienti con LES nei quali concomita la presenza di sindrome metabolica ed altri fattori di rischio cardiovascolare.

Fra gli studi sperimentali su modelli murini ricordiamo l’intervento del gruppo afferente all’Università di Tromso che poneva in evidenza la capacità dell’eparina di inibire la produzione di autoanticorpi in topi con la nefrite lupica.

Diversi sono stai gli interventi che hanno esplorato il ruolo svolto dalle diverse sottopopolazioni leucocitarie (cellule B, cellule T, cellule NK, cellule dendritiche e così via) nei pazienti con LES, dimostrando come spesso vi è un’alterazione sia del numero che dell’attività che del fenotipo espresso da tali cellule.

Fra gli interventi che hanno riscosso maggiore interesse, l’inglese del St Thomas’ Hospital David Cruz ha portato un breve revisione della letteratura sui trial clinici in corso e presenti in letteratura nel LES. In particolare, la disquisizione verteva sulla recente pubblicazione del fallimento di un trial sul Rituximab nei pazienti affetti da  LES, su come tale risultato possa essere stato influenzato da numerosi fattori non trovando corrispettivo nella restante letteratura su pazienti trattai off-label.

Diversi peraltro sono stati i contributi che riportavano casistiche con ottimi risultati in pazienti affetti da LES e trattati con Rituximab.

Inoltre, venivano discussi i promettenti risultati forniti dai trials sul Belimumab, un altro farmaco monoclonale alla sperimentazione del quale ha partecipato anche il nostro Centro.

Sulla scia di una pubblicazione del gruppo di Yehuda Shoenfeld dello scorso anno, alcuni contributi hanno esplorato la capacità olfattoria nel pazienti con LES, confermando una riduzione di questa soprattutto nei pazienti con coinvolgimento neuropsichiatrico.

with Prof. Shoenfeld

Carlo Perricone con il Prof. Shoenfeld e la Prof.ssa de Carolis

Per quel che riguarda la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), si è vista anche in tal caso la partecipazione dei maggiori esperti internazionali in materia, fra i quali lo scopritore della Sindrome, Prof. Graham Hughes.

Le comunicazioni di maggiore rilievo hanno riguardato tematiche inerenti alla terapia, ad esempio è stato ribadito il ruolo benefico svolto dall’idrossiclorochina nei pazienti con trombosi e delle immunoglobuline in quelle pazienti in gravidanza.

La Professoressa Pierangeli, organizzatrice peraltro del Congresso appena conclusosi in Texas sull’APS a Galveston (APLAR 2010), ha presentato una nuova molecola di interesse nel trattamento della sindrome (recettore antagonista della componente C5a del complemento, n.d.r.), discutendone gli effetti in vitro ed in vivo.

Sistema Complementare che ha avuto risonanza in quanto possibile marcatore utile nel monitoraggio della gravidanza in APS.

Di grande interesse infine i lavori sullo studio della patogenesi della malattia, ed in particolare sui vari meccanismi d’azione degli anti-fosfolipidi (soprattutto degli anti-b2GPI) e sul ruolo potenziale di altri autoanticorpi, quali gli anti-vimentina.

Il Prof. Sorice, responsabile del laboratorio di autoimmunità del nostro nosocomio, ha portato uno studio di collaborazione con il nostro gruppo dove veniva evidenziato il ruolo proprio di tali autoanticorpi in un sottogruppo di pazienti con trombosi ma senza la presenza dei classici anticorpi anti-fosfolipidi.

Congress_speaker

Carlo Perricone durante la Conferenza

 

LEGGI L’ARTICOLO SU LA REPUBBLICA:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/24/pandemie-con-sponsor-epidemie-senza-nome.html

Quest’anno, ed in particolare in questo periodo, si sta verificando a Roma come in altre parti d’Italia (e del mondo) una vera e propria epidemia. Oltremanica lo chiamano il “Winter bug”, una patologia caratterizzata da nausea con vomito, quindi febbre, e dunque dolore allo stomaco accompagnato a diarrea che sta colpendo diffusamente gli Italiani.

La classica gastroenterite, si direbbe.

Sembra però quest’anno essere un’infezione di una certa rilevanza, una forma particolarmente virulenta, molto spesso più severa e debilitante, che, cito fonti estere, ha provocato la chiusura di intere strutture ospedaliere, nonché di reparti e scuole.

Eppure non se ne parla.

La causa è un virus, il Norovirus, che annualmente si presenta provocando tale sintomatologia con due picchi (siamo nel secondo) andando a colpire fino ad 1.000.000 di persone. Un virus che quest’anno pare abbia la caratteristica di essere estremamente trasmissibile per cui si raccomanda alle persone colpite di restare a casa fino ai due giorni successivi al termine della sintomatologia.

Eppure, non se ne parla.

Va detto, è una patologia senza rimedi farmacologici specifici, ed il rimedio principe rimane una appropriata idratazione ed il riposo, evitando possibilmente i farmaci sintomatici e soprattutto gli antidiarroici.

Mi chiedo se allora per far parlare di sé, una malattia debba avere degli sponsor: le case farmaceutiche. Ogni anno viviamo la pressione mediatica causata dall’influenza stagionale. Il 2009 è l’anno dell’incubo-influenza A: che fine ha fatto? Qual è stato il suo reale impatto sulla popolazione? Dove sono quelle milioni di dosi di vaccino comprate dal nostro governo (con i nostri soldi)?

Tornando al problema attuale, qual è il servizio di informazione per i cittadini che stanno vivendo un’altra epidemia?

Un’epidemia senza nome, non per questo senza vittime.

 

Il sito.

On 2 Novembre 2009, in Archivio, Senza categoria, by Carlo

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C.